il tempo scorre fra le dita. Tra il pollice e l'indice scorre la sabbia che si accumula al fondo della pagina. La mano rappresenta una delle mudra più usate nel pranayama yoga (Jnana Mudra). Questo gesto accompagna anche la meditazione.

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Editing multimediale: Codice Forma Contenuto

Compito

In Codice Forma Contenuto, Andreas Formiconi ci ha chiesto di esplorare e confrontare i file english.xml  e italian.xml scaricabili dalla pagina Binary translation di Notepad++ - con Notepad++ se lo potevamo installare (funziona su Windows) o senza altrimenti.

Modo di esecuzione

Avendo un Mac, ho esplorato i 2 file "alla cieca", nel senso che non potevo vedere cosa essi producevano nell'applicazione stessa. Per capirne almeno la struttura, dopo averli aperti, ne ho copiato i contenuti in una specie di concordanza casareccia nella pagina editing_multimediale_03_notepad di un wiki wikispaces.

All'inizio avevo pensato di farlo con un Google Doc, ma sto usando un vecchio Mac e la pagina Google Docs mi ha detto che il mio browser (una vecchia versione di Firefox) potrebbe non farcela a gestirla, e di provare con Chrome. In effetti non riuscivo a scrivervi, ma col cavolo che installo Chrome per usare una Web app: sembra di tornare ai tempi dei siti Web 1.0 conficurati per essere letti con Internet Exporer. Da qui la scelta di Wikispaces.

Ho trasformato i tag che hanno 2 parti in titoli gerarchici affinché il sommario automatico della pagina riflettesse i loro livelli di incastonamento, con gli item di ogni doppio tag sotto la 1a parte del tag, in tabelle a tre colonne: Inglese, Italiano, Commenti.

Arrivata alla fine, dove si chiudono tutti i tag ancora aperti, mi sono accorta di aver ranzato perché non avevo riconosciuto <NotepadPlus> e <Native-Langue name="English" filename="english.xml" > come prime metà di tag. Mi sono arrabbiata, un po' come quando da bambina sbagliavo ad abbinare bottone ed occhiello abbotonando l'impermeabile. Ho pensato: "Chi se ne frega? Tanto il tuo trucco col sommario è una metafora probabilmente eretica che serve solo a te." Poi ho corretto i livelli di titoli lo stesso.

Osservazioni

La metafora del sommario della pagina wiki sarà eretica, però malgrado l'errore iniziale, soltanto l'attività di copia-incolla delle parti dei due file, prima ancora di guardare il sommario prodotto,  già mi aveva dato una certa idea della struttura dei due file, e quindi anche di come doveva apparire Notepad++ : cioè non molto diverso di altri editori che conosco. Beh, ci sono ancora zone "hic sunt leones" pe me, ma queste ci sono in tutti i processi di esplorazione e di apprendimento

Mi ha colpita la realizzazione del fatto che quando un'operazione può essere fatta in modi diversi - ad es. "salvare" con il menù File o con un'icona o con codice tastiera - tutti questi modi sono codificati separatamente. Logico, a ripensarci.

Ma italian.xml è proprio la traduzione di english.xml? In diverse sezioni, l'ordine degli item è diverso, addirittura accade che ci sia un item in italiano che non c'è un inglese, e viceversa.

E se si traducono soltanto - come sembra dal confronto - gli attribito "name" degli item e "title" della prima parte dei tag, perché correre il rischio che il traduttore cancelli per sbaglio qualcosa nel ressto del codice?

Esistono applicazioni online per la traduzione dei software. Ho partecipato - poco - alla traduzione dei siti di Democracy.tv (adesso Miro) con Launchpad. di Wikispaces con Pootle, e adesso partecipo a quella di Universal Subtitles con Transifex. Con tutte e tre, ai traduttori vengono mostrate soltanto le parti da tradurre, mica il resto del codice che rischiano di rovinare.

Inoltre - almeno con Transifex, per le due altre non ricordo - se qualcuno sta già lavorando a una data traduzione, l'applicazione te lo dice, così non state a pestartvi i pied, e si evitano i doppioni che sembrano esserci per le traduzioni di Notepad++, se ho capito bene la pagina Binary translation . Poi c'è la possibilità di segnalare dubbi sulla traduzione di un dato passo.

Certo, anche queste applicazioni di traduzione online presentano problemi: il testo da tradurre viene presentato in un file .po, che sembra un derivato del file .xml della sorgente completa, e non so come ne venga derivato - quanto automaticamente e quanto a mano. Fatto sta che a volte quei file .po ti propinano passi molto brevi, persino di una sola parola: sarà un nome? Sarà un verbo? Se un verbo, a quale persona?

Ciononostante, vista la possibilità di segnalare dubbi, queste applicazioni mi sembrano preferibili alla scelta di dare l'intero file .XML ai traduttori: a parte i rischi di errori che potrebbero rovinare il codice, la consapevolezza di quel rischio potrebbe scoraggiare molti volontari - per non parlare della necessità di tradursi tutto il file invece di poterlo fare collaborativamente.

Navigare Meglio Dicembre 2011 - Multimedia: Oltre Babele

Testo dell'articolo pubblicato su Spendere Meglio

A settembre, Babel Festival di letteratura e traduzione ha mostrato a Bellinzona il film “Arna’s Children” di Juliano Mer Khamis sul teatro di bambini palestinesi creato da sua madre Arna a Jenin. Particolarmente sconvolgente la scena in cui Arna fa narrare a un bambino sotto shock il bombardamento della sua casa da parte dell’esercito israeliano.
Nello stesso periodo, Babel aveva anche organizzato un workshop di traduzione per il cinema, e Filippo Ottoni, incaricato della parte del doppiaggio, aveva criticato il fatto che questa scena fosse sottotitolata anziché doppiata, perché leggere i sottotitoli gli impediva di guardare la faccia del bambino. I partecipanti avevano obiettato che il tempo per assimilare un sottotitolo di sette parole è minimo, mentre la voce autentica del bambino era fondamentale: doppiata da un attorino abbiente, per quanto bravo fosse, non avrebbe avuto senso.
Questa discussione era tipica di una specie di sfasamento tra docenti e partecipanti in quel workshop. Certo, Filippo Ottoni e Valérie Giardini – incaricata della parte della sottotitolazione – erano preparatissimi. Certo, il workshop era dedicato alla traduzione per il cinema e per la televisione mainstream: è stata appassionante la relazione di Claudia Quadri della Rsi sulle scelte tra doppiaggio e sottotitoli per i documentari.
Tuttavia, la nostra epoca è quella dei video online, e anche della loro sottotitolazione da parte di volontari. Le piattaforme web che consentono questa sottotitolazione non sono sofisticate quanto gli strumenti illustrati in quel workshop di Babel, e i volontari sono spesso dilettanti. Però sono collaborative: se qualcuno non capisce una parola, lascia un buco che viene colmato da un altro, in un processo di miglioramento simile a quello di Wikipedia.
Certo, il workshop organizzato da Babel Festival riguardava il doppiaggio e la sottotitolazione professionali come avvengono tuttora per il cinema e per la televisione. Però in un mondo multimediale oltre Babele, dove le barriere linguistiche vengono superate dagli utenti stessi, come cambieranno le loro aspettative? Ci saranno ancora puristi anti-sottotitoli a volere il costoso doppiaggio? La gente accetterà ancora che le televisioni nostrane tengano per sé le trascrizioni prodotte dalla sottotitolazione invece di condividerle come fanno le tv di servizio pubblico negli Usa?

Ulteriori informazioni

Babel Festival: http://www.babelfestival.com.

Arna's Children: http://arna.info/Arna. La sequenza discussa durante l'atelier di Babel sul doppiaggio si trova in http://www.youtube.com/watch?v=XwZft7bg-tU, a partire da 1:45.

Editing multimediale: feed reader

In Compito IUL 2: impiego di un aggregatore di feed, Andreas Formiconi chiede ai partecipanti al (per)Corso Editing Mutlimediale:

...l’esecuzione di uno screenshot (“istantanea” dello schermo o di una sua parte) in cui si veda la propria pagina Google Reader (o altro aggregatore) ...

Poiché ho scelto una soluzione "altro aggregatore" pubblica, preferisco indicarne semplicemente l'URL:  http://subtitling-for-accessibility-education-and-creativity.wikispaces.com/editing_multimediale_02_blogoclasse_feed - o più concisamente: http://bit.ly/EditMultimedialeFeed.

A proposito dei feed del blog Notecellulari, vedi nota 2. Beh, se "cellulari" nel titolo indica un "mobile device", è normale che quel blog sia un po' girovago.

Editing multimediale: sbranare i video

Il 15 novembre 2011 Andreas Formiconi ha pubblicato Inizia qui il (per)corso, un post dove dava le prime indicazioni per il suo corso  di Editing Multimediale per la Italian University Line (IUL). Tra i riferimenti, c'è un video introduttivoi: http://lai.dfc.unifi.it/blogoclasse/data/formiconi.mov.

Prima di finire di guardarlo, ne ho estratto l'audio con MPEG Streamclip e ho cominciato a trascriverlo nelle etichette di Audacity (beh, sbirciando sul video per le parti scritte e mute all'inizio e alla fine - la trascrizione è in http://bit.ly/EditMultimediaIntro).

Poi mi sono chiesta cosa mi spingeva a sbranare così i video, soprattutto quelli dichiarativi come questo, dove l'immagine non trasmette - apparentemente - informazioni particolari. Ma lo faccio anche con gli altri, e quando non li posso sbranare tecnicamente, lo faccio mentalmente: con le trasmissioni TV ad esempio: "Bello, questo documentario: funzionerebbe anche in radio". Oppure: "Questo servizio del TG è proprio un'idiozia, alla radio non lo avrebbero mai trasmesso".

E mi è tornato in mente "Holzwolle" (segatura), un racconto della raccolta Eigentlich möchte Frau Blum den Milchmann kennenlernen (1964: "Veramente, la signora Blum vorrebbe fare la conoscenza del lattaio") di Peter Bichsel.

Il narratore, che si annoia a morte durante la proiezione di diapositive (per le nuove generazioni: cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Diapositiva) di vacanze a casa di amici, incomincia a sognare agli orsacchiotti e di come li sventrava da piccolo:

Heute sind die Teddybären viel kleiner. Sie waren gross und gelb, und sie hatten etwas, das man in der Holzwolle suchte.
Jetzt ist er kaputt.

(Oggi gli orsacchiotti sono molto più piccoli. Erano grandi e gialli ed avevano qualcosa che uno cercava nella loro segatura.
Adesso è distrutto).

Allora ho capito, a contrario. Oggi i lattai non ci sono più, e gli amici mettono le foto di vacanze in un album flickr o picasa, poi ti mandano il link. E te la cavi con "Complimenti, sembra di esserci: che tramonti stupendi (e/o "come sei bravo a cogliere le espressioni della gente" e/o....)".

E i video online li puoi tranquillamente sventrare e sbranare, in cerca di ciò che hanno dentro o per puro vandalismo: tanto l'originale c'è ancora. Cioè l'analogia non è tanto con l'orsacchiotto imbottito di segatura di Bichsel, quanto con i pupazzi perpetuamente massacrati e rimassacrati dei cartoni Happy Tree Friends.

Inoltre, quale che sia la motivazione iniziale, lo sbranamento di video permette di scoprire quel che hanno dentro, quando lo hanno, cioè. All'inizio ho classificato il video http://lai.dfc.unifi.it/blogoclasse/data/formiconi.mov di Andreas tra "quelli dichiarativi (...), dove l'immagine non trasmette - apparentemente - informazioni particolari". Apparentemente soltanto, perché in realtà, anche se sembra uno di quei video dove qualcuno si riprende in piano sequenza, è interessante il modo in cui Andreas non fissa quasi mai la camera direttamente, ma guarda altrove, come se si rivolgesse a più persone nella stanza. Così evita di farci sentire sotto osservazione - o vittime di un tentativo di ipnosi - per 11 minuti.

Io normalmente i piani sequenza (o qualsiasi piano di ripresa, a dire il vero) non li noto. Quando è uscito "Professione reporter", tutti i critici si estasiavano sul "lunghissimo piano sequenza", allora con alcuni amici siamo andati a vederlo. E anche loro, dopo, si sono messi a discettare di quel piano sequenza - e a si sono scandalizzati quando ho chiesto: "Ma scusate, dov'era? Non l'ho mica visto".

Mi ci vuole proprio il contrasto con la versione solo audio per accorgermene, di questi piani. La cosa buffa è che quel piano sequenza di Antonioni adesso c'è su YouTube, ma in versione muta, quindi non lo posso sbranare come il video di Andreas per ricavarne l'audio. Però visto che c'è solo quello, non c'è più rischio che me lo perda. E sì, è impressionante:

Però la gente normale, cioè non montaggio-analfabeta come me, come lo percepisce oggi che la stragrande parte dei video non professionisti online è fatta di un solo piano?

Navigare Meglio Ottobre 2011: Approfondire assieme

Testo dell'articolo pubblicato su Spendere Meglio

Come non lo dice il dominio ".it", Scoop.it è un servizio web ideato in Francia, con sito web in inglese. Lanciato a dicembre 2010, è tuttora in prova, però dalla home page si può chiedere un invito che di solito  arriva entro 48 ore. Comunque, anche senza essere iscritti a Scoop.it, lo si può utilizzare per trovare informazioni selezionate da altri  su un dato tema, tramite il motore di ricerca interno pubblico linkato su "Browse more Awesome Topics" nella pagina principale.

L'iscrizione invece serve se volete creare una vostra pagina – detta "topic", appunto – dove  presentare informazioni su un tema che vi interessa. Per aggiungere informazioni a quel topic, ci sono tre modi:

Vi potete abbonare alle informazioni su temi dati che Scoop.it ricava da altri servizi online – Twitter, Youtube, Google News, ed altri – poi selezionare quelle  da menzionare e linkare nel vostro topic.  

È anche possibile aggiungere direttamente al topic qualsiasi pagina web dove vi trovate tramite il "bookmarklet" (vedi it.wikipedia.org/wiki/Bookmarklet)  di Scoop.it.

Il terzo modo (e forse il più proficuo) di raccogliere informazioni è la condivisione con altri utenti Scoop.it che hanno interessi simili. Potete "seguire" i loro topic, come si fa con i canali Youtube o con gli account Twitter: riceverete riassunti quotidiani delle notizie che essi hanno aggiunto e potete riprenderle anche voi nel vostro topic, suggerire loro informazioni e viceversa.

Questo aspetto comunitario rafforza anche alla diffusione dei topic, perché spesso, quando qualcuno segue il topic di un altro, l'altro fa la stessa cosa con quello del primo. Inoltre, quando si aggiunge una notizia a un topic Scoop.it, è anche possibile condividerla con altre reti sociali: Facebook, Twitter, ecc.

Certo, quasi tutto quanto ho descritto sopra si può anche fare con servizi online di condivisione di segnalibri. La differenza sta nella fruibilità dei topic Scoop.it,  su due colonne che però si riducono perfettamente a una colonna sola se viste ad es. con un telefonino, e con la possibilità di inserire immagini o persino video dalle pagine web menzionate. Infine, i topic Scoop.it contribuiscono anche alla diffusione delle pagine che menzionano: nelle statistiche di un blog multi-autore cui partecipo, essi appaiono da alcuni mesi tra le principali fonti di traffico.

Ulteriori informazioni

Sito di Scoop.it: http://www.scoop.it.

Tutorial video, con sottotitoli italiani: Scoop.it - Esplora la comunità Scoop.it.

"Topic" scoop.it Technology for Teaching and Learning., curato da Jan Schwartz.

"Topic" scoop.it Multimedia Accessibility, curato da me.

Post Scoop.It! (in inglese) di Jan Schwartz e me, sul suo blog Education and Training Solutions.

http://www.webcitation.org/625lZ3Z7e: versione archiviata di una pagina wiki scomparsa nel frattempo, intitolata "Scoopit effect", con alcune statistiche sull'effetto di diversi topic scoop.it sui referrer e sui commenti del blog etcjournal.com, tra agosto e settembre 2011.

Giornali belgi contro Google: testo della decisione della Corte d'appello

Nel 2006, Copiepresse, la società di gestione di diritti degli editori belgi di quotidinai francofoni e germanofoni, intentò un processo a Google per le brevi citazioni di Google News e per le versioni archiviate (in cache) linkate in Google Search. Il 5 maggio 2011, una decisione della Corte d'appello di Bruxelles confermava, con una lieve riformulazione, il giudizio del tribunale di prima istanza. :

La cour ... Condamne Google à retirer des sites Google.be et Google.com, plus particulièrement des liens «en cache» visibles sur "Google Web" et du service "Google News", tous les articles, photographies et représentations graphiques des éditeurs belges de presse quotidienne francophone et germanophone, représentés par Copiepresse, et des auteurs dont SAJ et Assucopie justifieront qu'elles détiennent les droits, sous peine d'une astreinte de 25.000,00 € par jour de retard ....

La sintassi è contorta e la parte evidenziata da me è ambigua: limita o esemplifica il campo di applicazione dell'ordine? Inoltre non sono giurista. Perciò quel che segue è solo un tentativo molto informale di traduzione:

La corte... ordina a Google di ritirare dai siti Google.be e Google.com, più particolarmente dai link "in cache" visibili su "Google Web" e dal servizio Google News, tutti gli articoli, fotografie e rappresentazioni grafiche degli editori francofoni e germanofoni belgi rappresentati da Copiepresse, e degli autori di cui SAJ e Assucopie giustificheranno di possiedere i diritti, pena una multa di € 25'000 per ogni giorno di ritardo. ...

Sembra che Google abbia inizialmente optato per l'interpretazione esemplificativa del passo evidenziato: in effetti, il 15 luglio 2011, rimosse ogni riferimento a contenuti di questi giornali in tutti i suoi risultati di ricerche.  Le Soir lamentò che  Google li stava boycottando, La Libre Belgique scrisse di una reazione brutale alla disputa con gli editor belgi.

Tuttavia, il 25 luglio, Google annunciò che avrebbe ripreso ad indicizzare quei giornai belgi, aggiungendo:

We are delighted that Copiepresse has given us assurances that we can re-include their sites in our Google search index without court-ordered penalties. We never wanted to take their sites out of our index, but we needed to respect a court order until Copiepresse acted. We remain open to working in collaboration with Copiepresse members in the future.

Da: Chloe Albanesius, "Google to Reindex Belgian Newspapers Amidst 'Boycott' Complaints," PCMag.com, July 18, 2011. Traduzione informale:

Siamo felicissimi che Copiepresse ci abbia fornito garanzie che possiamo includere di nuovo i loro siti nel nostro indice, ma  prima dell'azione di Copiepresse, dovevamo rispettare l'ordine della corte. Rimaniamo aperti alla collaborazione futura con i membri di Copiepresse.

Può darsi che i giuristi di Google abbiano realmente inteso la decisione della corte come un ordine di rimuovere ogni riferimento ai quotidiani affiliati a Copie press da tutti i risultati di ricerca, e che lo abbia fatto inizialmente per evitare di dover pagare le multe cospicue previste dalla decisione. O forse avranno visto nell'ambiguità della formulazione un'opportunità per una mossa strategica, sapendo che gli editori di questi quotidiani non sarebbero stati contenti di venire estromessi da tutti i risultati di ricerca. O forse entrambe le cose.

Presumibilmente, Copiepresse avrà protestato che la decisione della Corte riguardava soltanto i risultati delle ricerche Google News e i link alle versione in cache nei risultati Google Web Search. Però abbiamo soltanto quanto Google riferisce della mossa di Copiepresse, non il testo stesso di Copiepresse. E non è chiaro se ciò che la Corte intendeva corrisponde ciò che Copiepresse apparentemente intende.

Testo della decisione

Perciò questa decisione della Corte d'appello di Bruxelles è un documento importante per gli studi giuridici: oltre alle conseguenze dei dubbi sulla sua interpretazione, le sue lunghe e dettagliate considerazioni iniziali mettono in risalto le differenze tra le culture giuridiche europee e statunitensi.

Fino a poco fa, però, questa decisione era soltanto disponibile come PDF fotographico su Scribd,  inutilizzabile dalle persone cieche e scomodo per chiunque volesse studiarla in dettaglio. Per fortuna, il  BJ Institute di Hyderabad, India, ne ha fatto una versione testuale accessibile, disponibile come  PDF e DOC files. È quella che ho utilizzato per la citazione sopra.  Il  PDF accessibile  arret-google.pdf è stato offerto prima da Hartwig Thomas nel suo "Copiepresse vs. Google" (Digitale Allmend Blog, July 22, 2011). Il fle DOC è disponibile in  arret-google_text.doc .

Grazie ai collaboratori del BJ Institute per il loro lavoro accuratissimo.

Navigare Meglio Agosto 2011: Sottotitoli sì, automatici no

Testo dell'articolo pubblicato su Spendere Meglio

In Svizzera, l’Ordinanza sulla Radiotelevisione specifica che “La Società svizzera di radiotelevisione (Ssr) è tenuta ad aumentare progressivamente sino a un terzo del tempo complessivo d’antenna la quota di trasmissioni televisive sottotitolate diffuse nell’ambito dei suoi programmi redazionali in ogni regione linguistica”. In altri paesi, è addirittura d’obbligo la sottotitolazione per i materiali didattici audiovisivi.

Soprattutto, però, sono sempre più numerosi gli autori di video online - professionisti e non - ad accorgersi che sottotitolarli li rende accessibili a chi ha problemi di udito o non sa perfettamente la lingua, ne migliora la fruibilità e ne accresce il pubblico potenziale grazie a un miglior posizionamento nei risultati dei motori di ricerca. Da qui, di rimbalzo, una proliferazione di proposte.

Ad esempio, a giugno, la rivista Entreprise romande ha pubblicato un’intervista di Pierrette Weissbrodt a Temitope Ola, Ceo della ditta Koemei, la quale offre un servizio di sottotitolazione computerizzata. Ola vi lodava la precisione e la velocità raggiunte grazie al loro software di riconoscimento vocale, che presto sarebbe stato in grado di «coprire l’80% dei bisogni del mercato».

Per quanto riguarda le lingue dei video sottotitolabili, per ora Komei sottotitola solo video in inglese, ma presto verranno aggiunti il francese e il tedesco, poi anche altre lingue. Inoltre, la tariffa menzionata dal signor Ola per questo servizio è bassissima: tra 20 e 50 centesimi per minuto di video. In confronto, il prezzo di mercato per una sottotitolazione umana è di oltre 50 franchi al minuto.

Il sito koemei.net non descrive ancora queste prestazioni commerciali. Tuttavia, offre la possibilità di provare il software gratuitamente, per la trascrizione di file audio per ora, promettendo un’accuratezza “tra il 70 e il 90% a seconda della qualità dell’audio.”
Ho fatto diverse prove, anche con l’audio di video pubblicati su YouTube - visto che anche YouTube offre una sottotitolazione computerizzata - per poter confrontare i risultati.
Le trascrizioni Koemei, in realtà, avevano tutte intorno al 40% di parole errate o mancanti, mentre in quelle YouTube, la proporzione di questi errori era del 20%: meglio, ma ancora troppi per una riutilizzazione pubblicabile. Almeno YouTube avverte chiaramente gli utenti del rischio di errori.

Ulteriori informazioni

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