il tempo scorre fra le dita. Tra il pollice e l'indice scorre la sabbia che si accumula al fondo della pagina. La mano rappresenta una delle mudra più usate nel pranayama yoga (Jnana Mudra). Questo gesto accompagna anche la meditazione.

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Discutere per segni "di filosofia, geomanzia e cabala"

Chattando con Roberto Ellero di lingua dei segni e metafisica, mi è venuto in mente un episodio del Pantagruele di Rabelais:

In quei giorni un grandissimo dotto chiamato Thaumaste udendo la voce e fama del sapere incomparabile di Pantagruele, venne dal paese d'Inghilterra con la sola intenzione di vedere questo Pantagruele e conoscerlo, e provare se il suo sapere fosse veramente tale quale la rinomanza. Infatti, giunto a Parigi, si recò dal detto Pantagruele che abitava nel palazzo San Dionigi e in quel momento passeggiava pel giardino con Panurgo filosofando alla maniera de' Peripatetici. Entrando trasalì tutto di paura in vederlo così grande e grosso; poi lo salutò cortesemente secondo l'uso e disse:
"(...) udendo la fama del tuo sapere tanto inestimabile, ho lasciato patria, parenti, casa e mi sono qui condotto non badando alla lunghezza del viaggio, al disagio del mare, alla novità delle contrade, per te vedere, e con te conferire d'alcuni passi di filosofia, geomanzia e cabala, su cui ho qualche dubbio che tiene il mio spirito insoddisfatto. I quali se tu mi saprai chiarire, mi rendo fin da oggi tuo schiavo, io e tutta la mia posterità, ché altro dono non ho ch'io stimi bastante per la ricompensa. Questi dubbi redigerò per iscritto e lo farò sapere a tutti i sapienti della città affinché davanti ad essi domani pubblicamente ne disputiamo. Ed ecco la maniera com'io vorrei si disputasse: io non voglio discutere pro e contra come fanno i folli sofisti di questa città e d'altrove. Similmente non voglio discutere alla maniera degli Academici, per declamazione, e neanche per numeri come faceva Pitagora e come volle fare Pico della Mirandola a Roma; voglio disputare solo per segni, senza parlare; poiché le materie son tanto ardue che le parole umane non sarebbero atte a chiarirle a mio piacere. Piaccia perciò alla Magnificenza Vostra trovarsi domani alle sette del mattino nella grande sala di Navarra".
Questo discorso finito, Pantagruele gli disse onorevolmente:
"Signore, delle grazie che Dio m'ha concesso vorrei, per quanto è in mio potere che a nessuno fosse negato il beneficio; poiché tutto viene da lui ed è sua volontà che la celeste manna dell'onesto sapere sia moltiplicata quando si trovino persone degne e idonee a riceverla. E poiché nel novero di queste, tu tieni nel tempo nostro, come ben m'accorgo, il primo posto, ti notifico che a qualunque ora mi troverai pronto a soddisfare, secondo le mie deboli forze, le tue richieste, quantunque dovrei apprendere più io da te che tu da me. Ma, come hai proposto, noi conferiremo insieme di tutti i dubbi e ne cercheremo la soluzione fino in fondo al pozzo inesauribile nel quale diceva Eraclito esser la verità celata. E lodo grandemente la maniera di discussione da te proposta, cioè per segni, senza parlare; poiché ciò facendo tu ed io intenderemo e saremo salvi dai battimani che soglion fare i sciocchi sofisti quando si discute e nel forte della discussione. Domani dunque non mancherò di trovarmi nel luogo e all'ora assegnati; ma ti prego che tra noi non sia conflitto, né tumulto, e che non cerchiamo né onore, né applausi, ma la verità sola".

Rabelais, Pantagruele, capitolo XVIII "Come qualmente un gran dotto d'Inghilterra volendo discutere contro Pantagruele, fu vinto da Panurgo."  Citazione ripresa da Gargantua e Pantagruele, traduzione di Gildo Passini - Formiggini editore, Roma 1925.

 

La traduzione di Passini è corretta, ma un po' timida. Per chi capisce il francese, meglio il testo originale di Pantagruel in http://www.memodata.com/2004/fr/pantagruel_rabelais/index.shtml, dove quando clicchi due volte su qualsiasi parola, viene fuori la sua spiegazione e traduzione nella lingua che vuoi (1). Oppure la  traduzione inglese di Urqhart (1653) - per Pantagruel: http://www.gutenberg.org/files/1200/1200-h/p2.htm.

 Tornando alla storia: Pantagruel viene  colto dalla disperazione dopo un tentativo di sorbirsi la letteratura secondaria sulla comunicazione non verbale:

(...) Pantagruele entrò in alta combustione e tutta la notte non fece che fantasticare su:

il libro di Beda: De Numeris et signis;
il libro di Plotino: De Inenarrabilibus;
il libro di Proclo: De magia;
i libri di Artemidoro: Peri Oneirocriticon;
di Anassagora: Peri semion;
d'Ynario: Peri Aphaton;
i libri di Philistion;
quello d'Ipponax: Peri Anecphoneton,

e accetta l'offerta di Panurgo di sostituirlo. Ed ecco la discussione a segni (capitolo XiX "Come qualmente Panurgo mise nel sacco l'Inglese che argomentava per segni"):

 Mentre dunque tutti i presenti stavano silenziosi in ascolto l'Inglese alzò alto nell'aria le due mani separate stringendo tutte le estremità delle dita a cul di gallina, come si dice a Chinon, e le battè l'una contro l'altra, per le unghie, quattro volte; poi le dischiuse e le battè piatte l'una contro l'altra con suono stridente, una volta le richiuse come prima e battè due volte; le riaprì e battè quattro volte. Poi, distese, le congiunse l'una contro l'altra come se pregasse Dio devotamente.
Panurgo immediatamente levò in aria la mano destra, poi introdusse il pollice destro nella narice destra, tenendo le altre quattro dita distese e unite nel loro ordine in linea parallela alla pinna nasale, chiudendo nello stesso tempo l'occhio sinistro e ghignando col destro con profonda depressione del sopracciglio e della palpebra. Poi levò in alto la sinistra con forte chiusura ed estensione delle quattro dita ed elevazione del pollice, e la teneva in linea perfettamente corrispondente alla posizione della destra con distanza tra l'una e l'altra d'un cubito e mezzo. Ciò fatto, abbassò verso terra allo stesso modo ambo le mani; finalmente le tenne nel mezzo come mirando dritto al naso dell'Inglese.
- E se Mercurio ?... disse l'Inglese; ma Panurgo l'interruppe dicendo:
- Voi avete parlato, mascherotto.
L'Inglese allora fece il segno seguente: levò alto in aria la mano sinistra del tutto aperta, poi chiuse a pugno le quattro dita appoggiando il pollice disteso alla pinna del naso. Subito dopo alzò la destra tutta aperta e aperta l'abbassò congiungendo il pollice alla chiusura del mignolo della sinistra e movendo le quattro dita di questa lentamente nell'aria.
Poi, a vicenda, fece colla destra quello che aveva fatto con la sinistra e con la sinistra ciò che aveva fatto con la destra. Panurgo, punto stupito di ciò, colla sinistra sollevò in aria la sua trimegista braghetta e colla destra ne estrasse una fetta di costola bovina bianca e due pezzi di legno di forma eguale, l'uno di ebano nero, l'altro di brasile incarnato e se li mise tra le dita della destra in buona simmetria; e sbattendoli insieme produceva un rumore somigliante a quello che fanno i lebbrosi di Bretagna colle raganelle, ma alquanto più sonoro ed armonioso; e colla lingua contratta canticchiava allegramente sempre guardando l'Inglese.
I teologi, medici e chirurghi pensarono che, con questo segno egli inferisse esser l'Inglese un lebbroso. I consiglieri, legisti, e decretisti pensavano che, ciò facendo, volesse concludere che una specie di felicità umana era nello stato di lebbroso, come già affermò anche il Signore.
L'Inglese non si spaventò per questo e alzando ambo le mani le tenne in maniera che le tre dita più lunghe stavan chiuse a pugno, i due pollici s'introducevano tra l'indice e il medio e i due mignoli restavano distesi; e così li presentava a Panurgo; poi li combinò in modo che il pollice destro toccava il sinistro e parimenti i due mignoli.
Allora Panurgo, senza dir parola, alzò le mani e compose il segno seguente: congiunse le unghie dell'indice e del pollice della mano sinistra formando una specie di anello e chiuse a pugno le dita della destra meno l'indice che metteva spesso dentro e fuori del detto anello della sinistra, poi colla destra stese il medio e l'indice divaricandoli quanto poté e dirigendoli verso Thaumaste; quindi mise il pollice della mano sinistra all'angolo dell'occhio sinistro, stendendo tutta la mano come ala d'uccello o pinna di pesce e movendola graziosamente qua e là e del pari la destra all'angolo dell'occhio destro.
Thaumaste incominciò a impallidire e a tremare e gli rispose col segno seguente: battè il dito medio della mano destra contro il muscolo della palma che è sotto il pollice, poi mise l'indice della destra nell'anello della sinistra, ma lo mise per di sotto non per di sopra come faceva Panurgo.
Allora Panurgo picchia le mani l'una contro l'altra e soffia sulla palma; ciò fatto rimette l'indice della destra nell'anello della sinistra tirandolo spesso dentro e fuori, poi allunga il mento fissando attentamente Thaumaste.
La gente che non capiva niente ai segni, intese che con quest'ultimo Panurgo, senza dir parola, domandava a Thaumaste: "Che volete dire con ciò?"
Infatti Thaumaste cominciò a sudare a goccioloni e aveva l'aspetto d'uno che fosse rapito in alta contemplazione. Poi si ravvide e mise tutte le unghie della sinistra contro quelle della destra aprendo le dita come fossero state mezzicerchi ed inalzò questo segno quanto più poté.
Subito Panurgo tenendo il pollice della destra sotto la mandibola introdusse il mignolo della destra nell'anello della sinistra facendo risonare i denti ben melodiosamente, gl'inferiori contro i superiori.
Thaumaste si alzò affannosamente; ma alzandosi gli scappò una scorreggia da fornaio, di quelle cui segue la cacarella, e pisciò aceto ben forte, con una puzza di tutti i diavoli. I presenti cominciarono a turarsi il naso, poiché egli per l'angoscia si sconcacava tutto; tuttavia levò la mano destra chiudendola in modo da riunire tutte le punte delle dita insieme e posò sul petto la sinistra distesa.
Allora Panurgo tirò la sua lunga braghetta col fiocco e la stese per un cubito e mezzo tenendola sollevata con la mano sinistra; con la destra prese l'arancia e la gettò in aria sette volte; all'ottava la chiuse nella destra tenendola ferma in alto, poi cominciò a scuotere la sua bella braghetta mostrandola a Thaumaste.
Visto ciò Thaumaste cominciò a gonfiar le guancie come un zampognaro e a soffiare come se gonfiasse vesciche di maiale.
Panurgo mise un dito della sinistra al buco del culo e colla bocca aspirava l'aria come quando si mangian ostriche o si sorbe la minestra; ciò fatto, apre un po' la bocca e vi batte su il palmo della destra facendo così un suono forte e profondo come se venisse dalla superficie del diaframma per l'arteria trachea, e ciò fece sedici volte. Ma Thaumaste soffíava sempre come un'oca. Allora Panurgo mise l'indice della destra in bocca serrandolo ben forte coi muscoli della bocca, poi l'estraeva, e traendolo faceva gran rumore come quando i ragazzi sparano con una canna di sambuco pallottole di rapa e ciò fece per nove volte.
Allora Thaumaste gridò:
- Ah, signori, il gran segreto! vi ha messo la mano fino al gomito. Ed estrasse un pugnale tenendolo colla punta rivolta in basso.
Allora Panurgo sbattè quanto poté la sua lunga braghetta sulle coscie; poi mise le mani congiunte in forma di pettine sulla testa, tirando fuori la lingua quanto poté e stralunando gli occhi nella testa come capra agli estremi.
- Ah, intendo, disse Thaumaste, ma che? E appoggiò sul petto il manico del pugnale mettendo sulla punta la palma della mano colle punte delle dita alcun poco ricurve.
Panurgo abbassò la testa dal lato sinistro e mise il dito medio nell'orecchia destra, elevando il pollice in alto. Poi incrociò le braccia sul petto tossendo cinque volte e alla quinta battendo il piede destro in terra; poi levò il braccio sinistro e serrando quattro dita a pugno teneva il pollice contro la fronte, e si battè colla destra il petto sei volte. Ma Thaumaste, non contento di ciò, mise il pollice della sinistra sulla punta del naso chiudendo le altre dita. Panurgo mise le due dita più lunghe ai lati della bocca tirandola quanto poté e mostrando tutti i denti, e coi pollici abbassava le palpebre degli occhi ben profondamente, facendo un'assai brutta smorfia a quanto sembrava ai presenti.

Al capitolo XX, Thaumaste loda la superiorità di Panurgo, e tutti vanno a fare baldoria. Secondo la tradizione, a quel punto ci dovrebbe essere una doppia interpretazione verbale del dialogo a segni: la versione di Panurgo e la versione di Thaumaste. Invece Rabelais conclude l'episodio dicendo:

Quanto all'esposizione delle proposizioni presentate da Thaumaste e al significato dei segni che furono adoperati nella disputa, ve li esporrei io secondo il nesso logico dell'uno coll'altro; ma m'han detto che Thaumaste ne ha composto un gran libro stampato a Londra nel quale dichiara tutto senza nulla tralasciare. Perciò me ne dispenso, per ora.

Forse Rabelais sta soltanto prendendo i lettori per i fondelli, come Panurgo prende Thaumaste e i dotti spettatori del dibattito per i fondelli (alcuni "segni" di Panurgo sono gesti osceni, altri sembrano semplicemente privi di significato).  

Però rimane l'affermazione iniziale di Thaumaste, presa completamente sul serio da Pantagruele:

voglio disputare solo per segni, senza parlare; poiché le materie son tanto ardue che le parole umane non sarebbero atte a chiarirle a mio piacere.

 

(1) l'applicazione, della Memodata, si chiama Alexandria e funziona anche se Javascript è disabilitato.

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