Nicholas Reville sul progetto Democracy e la Participatory Culture Foundation
Ieri sera Roberto Ellero, Alessio Cartocci ed io abbiamo fatto una lunga chiacchierata chat. Tra i temi, Democracy, sul quale Roberto mi ha suggerito di fare un post. Democracy non è soltanto un ennesimo player, ma un elemento di un progetto a scopo etico. Questo scopo e il funzionamento delle varie componenti del progetto sono spiegati nella home page della Participatory Culture Foundation, che ha lanciato il progetto: Il player Democracy, certo, però connesso a VideoBomb, un sito interattivo che consente di valutare e condividere i singoli video, e di creare canali propri, la Broadcast Machine, un software che permette di creare feed RSS e una galleria di video sul proprio sito, e infine la Channel Guide, che oltre ad essere una guida ai canali con varie modalità di ricerca, ha anche altre funzionalità interattive. Il progetto ha un blog visibile direttamente nel player, una sezione aiuto molto chiara, e diversi forum di discussione. Ci sono già 25 canali ufficialmente registrati in italiano, e l'interfaccia del player viene attualmente tradotta in 43 lingue (vedi Translation template "democracyplayer").
Però preferisco lasciare la parola a Nicholas Reville, uno dei fondatori del progetto, nel video sottotitolato che proverò ad inserire sotto.
C'è una prima ovvia differenza tra MAGpie e i due altri: MAGpie è un programma che si istalla sul computer, DotSUB e Overstream sono strumenti online che offrono anche lo hosting del risultato.
Ma un'altra differenza forse più importante è che i file di sottotitoli prodotti con MAGpie sono file .txt, poi sincronizzati col video da un file "perno" .smil, mentre per DotSUB e Overstream i file di sottotitoli prodotti sono file .srt ("SubRip).
Poter creare un file .srt è bello, certo:
è più facile trasformare un file .srt in .txt per SMIL che viceversa se lo devi fare a mano (esistono strumenti di conversione ma per ora non ne ho ancora trovato uno per Mac)
una volta che hai creato un file .srt con DotSUB, lo puoi riutilizzare per sottotitolare un video su Overstream e viceversa
Inoltre, puoi addirittura riutilizzare quel file .srt per sottotitolare direttamente un video che hai caricato su YouTube poco tempo dopo il tutorial di Roberto Ellero, Annotare video su YouTube. Però il CC era già possibile da tempo su Google Video.
Per vedere i sottotitoli in francese o in italiano aggiunti, far partire il video, poi passare col mouse sul triangolino in basso a destra del player, poi sulla freccina a sinistra del simbolo CC, poi clic sulla lingua.
Ma questa differenza SMIL/SubRIP ne comporta altre: quando uso dei file .txt di sottotioli per SMIL, so cosa contiene e dov'è il il file .smil che li coordina al video. Mentre quando uso dei file .srt di sottotitoli su YouTube, DotSUB o Overstream, non lo so.
Un'altra differenza riguarda gli standard. SMIL è approvato dal W3C. E SubRip? Non sarebbe più semplice usare un solo formato? Vedi, sulla complicazione di questa proliferazione di formati, https://wiki.mozilla.org/Accessibility/Caption_Formats.
Segue la trascrizione dei sottotitoli del video sopra: sarebbe ingiusto e stupido ridurre la dichiarazione della signora Heppner sulla sottotitolazione radio a semplice esempio del CC con YouTube. Intendo tornare sul tema in un altro post.
Copyright Webmultimediale e strumenti di disseminazione
Copyright
La notizia di copyright a destra delle pagine del sito principale Webmultimediale.org recita:
"E' vietata la riproduzione totale o parziale del layout e dei contenuti (testi, immagini, filmati) su carta, supporti tecnologici (CD-ROM, DVD, siti Web, ...) e altro per ricavarne lucro, o per distribuirlo come proprio o per qualsiasi altra motivazione, senza il consenso scritto del responsabile del sito."
I contenuti della parte principale sono frutto di un'esplorazione originale, spesso in collaborazione con artisti, del potenziale creativo di strumenti informatici che vengono sviluppati dagli altri membri di Webmultimediale.org. Di conseguenza le pagine della parte principale formano un tutto: da qui la necessità di chiedere l'autorizzazione preliminare per qualsiasi riuso.
Invece mi limito ad adoperare la versione autorizzata di questi strumenti, che tutti possono utilizzare tramite la parte "videoshare" del progetto, Webmultimediale.it - ed altri strumenti altrettanto disponibili a tutti. Quindi non avrebbe senso mettere ciò che ne faccio in questo blog sotto un copyright restrittivo.
Strumenti di disseminazione
Questo post nasce dalla costatazione che mentre un tempo ci voleva una certa competenza tecnica per riutilizzare i video della parte principale, oggi sarebbe facilissimo farlo tramite certi strumenti anch'essi utilizzabili da tutti: Vodpod.com, ad esempio, che consente di inserire - tali quali o quasi - in una sola operazione e con pochissimi click del mouse - video ospitati su migliaia di piattaforme, non soltanto in Vodpod.com stesso, ma in blog, reti sociali ecc. Vedi Where can I find videos to collect? nelle FAQ di Vodpod.
Allora - a scopo soltanto illustrativo - ho violato il copyright della parte principale per vedere se persino io ci riuscivo - e visto che sì, ho avvertito Roberto Ellero, proponendo di cancellare l'esempio di violazione tramite Vodpod quando lo avrebbe visto. Lui mi ha suggerito invece di lasciarli online e di scrivere questo post.
Tali possibilità di ampia disseminazione di un video sono utilissime in molti casi: ad esempio per i video prodotti da militanti per i diritti umani in paesi sotto dittatura, per i quali una diffusione sul maggior numero possibile di piattaforme permette di eludere i blocchi della censura statale. In effetti, quando avevo sottotitolato il video Missing in Pakistan il 30 novembre 2007, Roberto Ellero aveva aggiunto nel post il codice di inserimento per consentire ad altri di riutilizzare quella versione altrove (vedi il post con il video e il codice di inserimento).
Però una diffusione del genere, senza il contesto originale, non è appropriata per i video della parte principale di Webmultimediale.org, per i motivi indicati sopra.
Viva la tecnologia Web 2.0 - ma quella appropriata, per favore
Roberto Ellero mi segnala la pagina dell'Inaugurazione del 141° anno accademico di Ca' Foscari. Con encomiabile spirito di economia, il magnifico rettore Pier Francesco Ghetti ha deciso di spostare la cerimonia online.
Ma perché con 3 video su YouTube?
A un certo punto, il rettore parla di documenti scaricabili da una pagina web. L'URL appare - non cliccabile. Con la funzione commenti di YT, la si poteva fare cliccabile [1]. Ma il vero punto è che non hanno senso video di 3 persone inquadrate da mezzobusti Tiggì anni 50.
Bastava l'audio con la trascrizione, e i documenti menzionati dal magnifico rettore - tutte cose che si potevano mettere iin una sola pagina dell'Internet Archive, dov'è possibile specificare il tipo di licenza di utilizzo e da cui tutti possono scaricare tutti i file - invece che di rafforzare ulteriormente il quasi monopolio del provider commerciale Google.
***
Altro caso: faccio parte di un gruppo di discussione sulla traduzione in collaborazione e sull'insegnamento delle lingue. Un altro membro ci sottopone il video Making IT, or Faking IT? dove Gavin Dudeney dice sì un sacco di cose pertinenti sulla deplorevole riluttanza degli insegnanti di lingue ad utilizzare strumenti online. Però questo video è una cattura di schermo di una presentazione di diapositive, con la sua voce off, con tanti errrhhh e altre esitazioni.
In effetti è difficile concentrarsi quando si fa un tutorial video in cattura di schermo e c'è bisogno allo stesso tempo di far andare avanti le diapositive. Ma soprattutto è assurdo imporsi questa difficoltà quando esiste la possibilità dello slidecasting, cioè di caricare la presentazione dia e il file audio, e di sincronizzarli dopo: è molto più facile ripulire il solo audio dalle esitazioni che non un video. E di nuovo, con uno slidecast - ad es. su Slideshare o su myPlick - si può scegliere la licenza di utilizzazione, e si può consentire agli utenti di scaricare sia le diapositive sia il file audio. Inoltre, il testo delle diapositive appare sotto lo slidecast.
***
Per il magnifico rettore Pier Francesco Ghetti, pazienza, è della generazione segnata dalla TV unidirezionale, quindi è normale che la sola cosa che capisca del cosiddetto Read/Write Web sia il video unidirezionale di YouTube, per giunta in versione monomediale, cioè ignorandone le funzionalità di commenti e di sottotitolazione. Anche se è strano che nessun suo collaboratore gli abbia suggerito una forma meno arcaica.
Ma uno come Dudeney - che fa la morale agli insegnanti sul loro conservatismo e sulla necessità che pensino "fuori dalla scatola" della loro formazione tradizionale per esplorare come gli strumenti Web 2.0 possano arricchire le loro lezioni e renderle più partecipative - dovrebbe razzolare un po' meglio.
Lodati siano il Web 2.0, il Read/Write Web e i loro ricchi strumenti. Ma per l'amor del cielo, non fissiamoci su quelli che consentono soltanto di scimiottare la TV.
[1] Aggiornamento 08.03.09: ho cancellato la frase "Con la funzione commenti di YT, la si poteva fare cliccabil" perché Roberto Ellero mi ha giustamente fatto notare che nei commenti ai video YouTube non si possono fare link. In realtà non intendevo i commenti ai - e sotto i - video, bensì le annotazioni che si possono fare sul video, come Roberto spiega e illustra in Annotare video su YouTube. Però persino in quelle annotazioni, mi accorgo adesso che è soltanto possibile fare dei link ad altra roba YouTube, non a siti esterni. Ragione di più per esplorare altre soluzioni Web 2.0 invece di confinarsi a YT.
La diffusione sempre crescente delle opere numeriche crea diverse problematiche di copyright che le leggi sul diritto d'autore (LDA) affrontano come possono.
Ad esempio, a causa dei trattati OMPI del 1996, WIPO Copyright Treaty (WCT) e WIPO Performances and Phonograms Treaty (WPPT), diversi paesi hanno introdotto nella loro LDA il divieto di eludere (circuire) protezioni numeriche anticopia di tipo "Digital Rights Management" (DRM). Tuttavia, per continuare a garantire i diritti degli utenti, in particolare di quelli con disabilità, e per rispondere alle necessità di biblioteche ed archivi, hanno aggiunto diverse restrizioni a questo divieto (cioè casi dove l'elusione delle protezioni DRM è consentita). Però nella paura che queste restrizioni portino a duplicazioni non autorizzate, vi hanno aggiunto una serie di limitazioni.
È difficile per i cittadini di adempire all'obbligo di conoscere la legge di fronte a questo garbuglio. Però c'è una categoria che capisce particolarmente bene queste problematiche: i ciechi, che le vivono in prima persona, e i cui contributi alle discussioni di questi ultimi anni sul copyright sono stati preziosissimi. Alcuni esemp:
Maggio 2007: revisione della LDA svizzera
Anche in Svizzera, nel 2007, è stata rivista la Legge sul diritto di autore. La bozza presentata al Parlamento mirava ad un equilibrio tra le restrizioni e le limitazioni alle restrizioni del divieto di eludere le protezioni DRM. Tuttavia, i rappresentanti dell'industria dei contenuti digitali - in particolare IFPI Svizzera e AudioVision Schweiz - hanno fatto un lobbying "massiccio" ("massgeblich" come dichiara l'IFPI stessa) per un divieto assoluto di questa illusione.
Agosto 2007: "Video on Demand" della SRG SSR Idée suisse
In agosto 2007 la SRG SSR Idée Suisse, che ragruppa le radio e televisioni svizzere di servizio pubblico lanciava l'offerta commerciale Video on Demand (VOD). A maggio, durante la conferenza INPUT 2007 a Lugano, il suo direttore Armin Walpen l'aveva presentata come uno dei modi di finanziamento del futuro per il servizio pubblico avrebbe potuto attingere. Si trattava di offrire agli utenti la possibilità di visionare un video prodotto da/per la SRG per due giorni, a un prezzo relativamente basso. Dopo i 2 giorni, il video sarebbe stato fatto scomparire dal loro computer via DRM.
Subito dopo il lancio di VOD, Digitale Allmend aveva posto
L'UNESCO dovrebbe sottotitolare i video del suo canale YouTube perché l'accesso di tutti all'informazione è uno dei suoi scopi:
UNESCO works to create an enabling environment, which is conducive to and facilitates universal access to information and knowledge, including setting standards, raising awareness and monitoring progress to achieve universal access to information and knowledge.
(da: Access to Information; traduzione: "L'UNESCO lavora alla creazione di un ambiente abilitante che suscita e facilita l'accesso universale all'informazione e alla conoscenza, il ché include stipulare norme, incrementare la consapevolezza e monitorare i progressi per conseguire un accesso universale all'informazione e alla conoscenza).
...(64) Il diritto delle persone con disabilità e degli anziani a partecipare e ad essere integrati nella vita sociale e culturale della Comunità è inscindibilmente legato alla fornitura di servizi di media audiovisivi accessibili. I mezzi per ottenere tale accessibilità dovrebbero comprendere, tra gli altri, il linguaggio dei segni, la sottotitolazione, l’audiodescrizione e la navigazione tra menu di facile comprensione. ...
Certo, alcuni di questi mezzi non si possono implementare su YouTube, però la sottotitolazione sì, molto facilmente. Anzi, YouTube offre sia una sottotitolazione automatica basata sul riconoscimento vocale (solo per i video in inglese), sia la traduzione automatica dei sottotitoli , che siano prodotti automaticamente o da umani.
Mentre la traduzione automatica funziona abbastanza bene, per la sottotitolazione tramite riconoscimento vocale, la qualità del risultato dipende dalla qualità dell'audio, dall'accento di chi parla e da altri fattori. Di conseguenza l'UNESCO non si può affidare unicamente, come fa ora, a queste due opzioni automatiche, bensì dovrebbe perlomeno sottotitolare i suoi video nella lingua originale.
Presentazione del World Anti-Piracy Observatory dell'UNESCO
[i]n occasione della giornata mondiale del libro e del copyright (23 aprile), Petya Totcharova, Specialista di copyright dell'UNESCO, sottolinea l'importanza della lotta contro la pirateria per proteggere la creatività .
Copio qui soltanto i sottotitoli della parte dedicata al World Anti-Piracy Observatory dell'UNESCO (da 0:01:02 ca), con | a separare i sottotitoli: potete vederli tutti nei video inseriti sopra.
The latest, the most recent activity of UNESCO | is the launch of the World Anti-Piracy Observatory. | We have considered it important | to develop this web-based, internet-based tool, | providing detailed information about different measures | - legislative or non formal measures - | that are applied by different countries in the world. | So the purpose is two-fold. | On one side, provide governments all over the world | with best practices, information and good ideas | about enforcement of rights and about respecting intellectual property laws. | On the other side, information provided for more than 110 countries in the world | also helps the right owners themselves.
2 Sottotitoli inglesi automatici
Dall'originale del 21 aprile, copiati il 28 aprile (i sottotitoli automatici di YouTube possono variare da un giorno all'altro, poiché oltre al riconoscimento vocale, utilizzano il confronto con tutti i testi indicizzati da google), con | per segnare la separazione tra sottotitoli, visto che quella sottotitolazione non ha punteggiatura:
the link is the most the sensitivity | olympians for the said the lunch all the world and to cut issue said victory | was conceded fifteen point in | to be the end of this | what beans incinnati be | tool | no I didn't | the children from a ship in time | this information is | the that the or nine four million shares | that's not going to buy different countries | in the world | that purpose the twofold | one wants | like governments | all over the world | and this that information on that | what did he has and ballot | enforcement of an extended out | respect the the public knows | on he had assigned information for a minute | for more than | one hundred and ten | countries in the world | also killed victims' rights in its himself
3 Traduzione italiana automatica dei sottotitoli inglesi automatici
il collegamento è più la sensibilità | Olimpi per detto il pranzo tutto il mondo e di tagliare questione ha detto la vittoria | fu concessa quindici punti in | essere la fine di questo | cosa fagioli | incinnati essere | no non ho | i bambini da una nave nel tempo | queste informazioni sono | il che la o nove 4.000 mila parti | che non sta andando a comprare diversi paesi | nel mondo | A tal fine il duplice | si vuole | Come i governi | in tutto il mondo | e tale che le informazioni su tale |cosa che ha e scrutinio | esecuzione di un estesa fuori | rispettare il pubblico sa | su di lui aveva assegnato le informazioni per un minuto | per più di | centodieci | i paesi del mondo | ucciso anche i diritti delle vittime 'nel suo stesso
4 Traduzione italiana automatica dei sottotitoli inglesi umani
L'ultima, la più recente attività dell'UNESCO | è il lancio della World Anti-Pirateria Observatory. | Abbiamo ritenuto importante | di sviluppare modo leggibile e web-based, strumento basato su Internet, | fornire informazioni dettagliate sulle diverse misure | -Le misure legislative formali o non - | che vengono applicati dai diversi paesi del mondo. | Quindi lo scopo è duplice. | Da un lato, fornire ai governi di tutto il mondo | con le migliori pratiche, le informazioni e le buone idee | circa il rispetto dei diritti e sul rispetto leggi sulla proprietà intellettuale | D'altra parte, le nformazioni fornite da oltre 110 paesi in tutto il mondo | aiuta anche i titolari dei diritti stessi.
L'ultima attività dell'UNESCO | è il lancio dell'Osservatorio anti-pirateria (WAPO). | Abbiamo ritenuto importante | sviluppare questo strumento basato sul Web, sull'internet, | che fornisce informazioni dettagliate sulle varie misure | - legislative o informali - | implementate da vari paesi del mondo. | Lo scopo, quindi, è doppio. | Da una parte, fornire ai governi di tutto il mondo | le pratiche migliori, informazioni e buone idee | sull'imposizione dei diritti e sul rispetto delle leggi sulla proprietà intellettuale. | Dall'altra, le informazioni fornite per più di 110 paesi del mondo | aiutano anche gli aventi diritti stessi.
Conclusioni sulla sottotitolazione
Ovviamente, l'ideale sarebbe sottotitolare umanamente in tutte le lingue dei potenziali utenti dei video YouTube dell'UNESCO, ma costerebbe troppo. Tuttavia, l'esempio 5 mostra che la traduzione automatica di sottotitoli umani dà risultati accettabili, se non perfettamente accurati.
Non è ancora affidabile invece la sottotitolazione in lingua originale tramite il riconoscimento vocale di YouTube, come nell'esempio 2. Inoltre funziona soltanto per ora con i video in inglese, mentre l'UNESCO ha anche video in altre lingue nel suo canale YouTube.
L'UNESCO dovrebbe quindi aggiungere almeno un file di sottotitoli in lingua originale ai video del suo canale YouTube.
A questo fine, l'UNESCO potrebbe aprire un canale su DotSUB e caricare anche lì suoi video, come ha fatto Lee LeFever per anni con i tutorial "In Plain English" che realizzava con Sacha LeFeever: ognuno di questi tutorial è stato sottotitolato in inglese e diverse altre lingue (tra 4 per Borrowing Money In Plain English e 79 per Twitter in Plain English) da volontari che volevano diffondere un dato tutorial con sottotitoli nella loro lingua. Visto l'interesse culturale ed educativo dei video dell'UNESCO, E' verosimile che suscitino un simile interesse da parte di volontari. E una volta completato un set di sottotitoli, basta scaricarlo da DotSUB e ricaricarlo assieme al video YouTube.
E sul fondo?
Non ho affrontato qui gli aspetti controversi del "World Anti-Piracy Observatory" (WAPO) lanciato dall'UNESCO, a cominciare dal termine "anti-piracy" stesso. L'ho fatto invece nella prima metà di UNESCO, World Anti-Piracy Observatory and YouTube.
Da seguire in particolare: UNESCO: Collection of National Copyright Laws – Call for Public Domain Calculator (Digitale Allmend. 2010-04-24), nel caso che la persona incaricata del conto e-mail antipiracy(at)unesco.org – indicato nella pagina Contact Us del WAPO – decidesse finalmente di rispondere al suggerimento di Hartwig Thomas di dedicarsi anche / piuttosto all'elaborazione di un calcolatore per determinare quando una data opera è passata o passerà nel dominio pubblico.
Navigare meglio - agosto 2010: Imparare con i video
Testo dell'articolo pubblicato su Spendere Meglio
(con link aggiunti)
A giugno David N. Figlio, Mark Rush e Lu Yin hanno pubblicato un rapporto su un esperimento condotto durante un corso di microeconomia di tre mesi.
Per l'esperimento avevano suddiviso 327 studenti volontari – sui quasi 1600 iscritti al corso – in due gruppi: un gruppo seguiva le conferenze del corso in aula, l'altro su videoregistrazioni offerte nel sito del corso. Le altre condizioni – tutorial, documentazione online – erano identiche per tutti.
Lo scopo era di vedere se incideva sull'apprendimento degli studenti il modo di fruire quelle conferenze: dal vivo o su video. Dal confronto dei loro risultati all'esame è emersa una differenza – lieve ma preoccupante in quanto colpiva maggiormente gli studenti già più deboli in partenza – a sfavore di coloro che avevano seguito le lezioni su video.
L'ipotesi degli sperimentatori è che forse quei studenti abbiano cercato di studiare i video all'ultimo momento prima dell'esame. In effetti, mentre si può accelerare la lettura di testi, il tempo di ascolto di un video non è comprimibile – salvo forse per i ciechi, abituati a leggere i testi numerici in audio con la sintesi vocale a tutta velocità.
Inoltre, per studiare è importante prendere appunti, e a scuola impariamo a farlo sui testi, durante lezioni dal vivo, ma non sui video. Eppure esistono strumenti che possono essere dirottati per farlo: quelli per aggiungere sottotitoli a un video, come quelli dei DVD. Quei sottotitoli sono prodotti da una trascrizione suddivisa in pezzi brevi muniti di indicazioni temporali che ne consentono la sincronizzazione con il video.
DotSub.com ed altri siti gratuiti consentono di creare facilmente questa trascrizione sincronizzata, di scaricarla per studiarla come qualsiasi testo, poi – volendo – di condividerla con altri i quali, a loro volta, potranno scegliere se leggerla come testo oppure se utilizzarla per produrre sottotitoli sul video. Però nulla impedisce di usare questi siti per annotare dati passi di un video anziché per sottotitolarlo.
Saper imparare con i video non serve soltanto a scuola: sempre più spesso, anche in ambito professionale, i video – ad esempio di una riunione di lavoro – vengono propinati come documentazione da assimilare. Come diceva Lawrence Lessig nella conferenza inaugurale di Wikimania 2006: "...lo scrivere parole è il latino della nostra epoca moderna. Il linguaggio ordinario della gente non è fatto di parole, ma è questo: video e suono."
Complementi di informazione
L'esperimento di David N. Figlio, Mark Rush e Lu Yin menzionato all'inizio ha suscitato un dibattito acceso. Vedi i link raccolti in diigo.com/user/calmansi/videoliveonline.
In un commento all'Audio lezione di startup del corso di Andreas Formiconi, avevo scritto a proposito delle Web app di sottotitolazione:
...Queste applicazione sono concepite per fare sottotitoli, quindi in teoria per trascrivervi le parole dell'audio. Però possono altresì essere usate per prendere appunti, commenti ecc., poi scaricarli nel caso qualcuno volesse usare la pagina per sottotitolare davvero.
Siccome nella sua lezione Pre-assignment 2: ma cosa è il computer? Andreas adesso ha inserito una versione sottotitolata con DotSUB (in inglese e italiano da lui, in spagnolo da qualcun altro) del video "How to Use Google Documents : Spreadsheet Toolbar in Google Documents", ho deciso di usarne la pista "Sign Languages" per illustrare questo dirottamento.
In effetti, visto che si può soltanto scrivere del testo nelle piste di sottotitolazione DotSUB, quella "Sign Languages" è comunque inutilizzabile per la lingua dei segni: quindi dirottarla non nuoce a nessuno.
Però nel caso qualcun altro desiderasse modificarla per mettervi i propri appunti, ho salvato la mia versione come file .srt che potrò sembre ri-sincronizzare con il video se mi serve:
Navigare Meglio Agosto 2011: Sottotitoli sì, automatici no
Testo dell'articolo pubblicato su Spendere Meglio
In Svizzera, l’Ordinanza sulla Radiotelevisione specifica che “La Società svizzera di radiotelevisione (Ssr) è tenuta ad aumentare progressivamente sino a un terzo del tempo complessivo d’antenna la quota di trasmissioni televisive sottotitolate diffuse nell’ambito dei suoi programmi redazionali in ogni regione linguistica”. In altri paesi, è addirittura d’obbligo la sottotitolazione per i materiali didattici audiovisivi.
Soprattutto, però, sono sempre più numerosi gli autori di video online - professionisti e non - ad accorgersi che sottotitolarli li rende accessibili a chi ha problemi di udito o non sa perfettamente la lingua, ne migliora la fruibilità e ne accresce il pubblico potenziale grazie a un miglior posizionamento nei risultati dei motori di ricerca. Da qui, di rimbalzo, una proliferazione di proposte.
Ad esempio, a giugno, la rivista Entreprise romande ha pubblicato un’intervista di Pierrette Weissbrodt a Temitope Ola, Ceo della ditta Koemei, la quale offre un servizio di sottotitolazione computerizzata. Ola vi lodava la precisione e la velocità raggiunte grazie al loro software di riconoscimento vocale, che presto sarebbe stato in grado di «coprire l’80% dei bisogni del mercato».
Per quanto riguarda le lingue dei video sottotitolabili, per ora Komei sottotitola solo video in inglese, ma presto verranno aggiunti il francese e il tedesco, poi anche altre lingue. Inoltre, la tariffa menzionata dal signor Ola per questo servizio è bassissima: tra 20 e 50 centesimi per minuto di video. In confronto, il prezzo di mercato per una sottotitolazione umana è di oltre 50 franchi al minuto.
Il sito koemei.net non descrive ancora queste prestazioni commerciali. Tuttavia, offre la possibilità di provare il software gratuitamente, per la trascrizione di file audio per ora, promettendo un’accuratezza “tra il 70 e il 90% a seconda della qualità dell’audio.” Ho fatto diverse prove, anche con l’audio di video pubblicati su YouTube - visto che anche YouTube offre una sottotitolazione computerizzata - per poter confrontare i risultati. Le trascrizioni Koemei, in realtà, avevano tutte intorno al 40% di parole errate o mancanti, mentre in quelle YouTube, la proporzione di questi errori era del 20%: meglio, ma ancora troppi per una riutilizzazione pubblicabile. Almeno YouTube avverte chiaramente gli utenti del rischio di errori.
Prima di finire di guardarlo, ne ho estratto l'audio con MPEG Streamclip e ho cominciato a trascriverlo nelle etichette di Audacity (beh, sbirciando sul video per le parti scritte e mute all'inizio e alla fine - la trascrizione è in http://bit.ly/EditMultimediaIntro).
Poi mi sono chiesta cosa mi spingeva a sbranare così i video, soprattutto quelli dichiarativi come questo, dove l'immagine non trasmette - apparentemente - informazioni particolari. Ma lo faccio anche con gli altri, e quando non li posso sbranare tecnicamente, lo faccio mentalmente: con le trasmissioni TV ad esempio: "Bello, questo documentario: funzionerebbe anche in radio". Oppure: "Questo servizio del TG è proprio un'idiozia, alla radio non lo avrebbero mai trasmesso".
E mi è tornato in mente "Holzwolle" (segatura), un racconto della raccolta Eigentlich möchte Frau Blum den Milchmann kennenlernen (1964: "Veramente, la signora Blum vorrebbe fare la conoscenza del lattaio") di Peter Bichsel.
Il narratore, che si annoia a morte durante la proiezione di diapositive (per le nuove generazioni: cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Diapositiva) di vacanze a casa di amici, incomincia a sognare agli orsacchiotti e di come li sventrava da piccolo:
Heute sind die Teddybären viel kleiner. Sie waren gross und gelb, und sie hatten etwas, das man in der Holzwolle suchte. Jetzt ist er kaputt.
(Oggi gli orsacchiotti sono molto più piccoli. Erano grandi e gialli ed avevano qualcosa che uno cercava nella loro segatura. Adesso è distrutto).
Allora ho capito, a contrario. Oggi i lattai non ci sono più, e gli amici mettono le foto di vacanze in un album flickr o picasa, poi ti mandano il link. E te la cavi con "Complimenti, sembra di esserci: che tramonti stupendi (e/o "come sei bravo a cogliere le espressioni della gente" e/o....)".
E i video online li puoi tranquillamente sventrare e sbranare, in cerca di ciò che hanno dentro o per puro vandalismo: tanto l'originale c'è ancora. Cioè l'analogia non è tanto con l'orsacchiotto imbottito di segatura di Bichsel, quanto con i pupazzi perpetuamente massacrati e rimassacrati dei cartoni Happy Tree Friends.
Inoltre, quale che sia la motivazione iniziale, lo sbranamento di video permette di scoprire quel che hanno dentro, quando lo hanno, cioè. All'inizio ho classificato il video http://lai.dfc.unifi.it/blogoclasse/data/formiconi.mov di Andreas tra "quelli dichiarativi (...), dove l'immagine non trasmette - apparentemente - informazioni particolari". Apparentemente soltanto, perché in realtà, anche se sembra uno di quei video dove qualcuno si riprende in piano sequenza, è interessante il modo in cui Andreas non fissa quasi mai la camera direttamente, ma guarda altrove, come se si rivolgesse a più persone nella stanza. Così evita di farci sentire sotto osservazione - o vittime di un tentativo di ipnosi - per 11 minuti.
Io normalmente i piani sequenza (o qualsiasi piano di ripresa, a dire il vero) non li noto. Quando è uscito "Professione reporter", tutti i critici si estasiavano sul "lunghissimo piano sequenza", allora con alcuni amici siamo andati a vederlo. E anche loro, dopo, si sono messi a discettare di quel piano sequenza - e a si sono scandalizzati quando ho chiesto: "Ma scusate, dov'era? Non l'ho mica visto".
Mi ci vuole proprio il contrasto con la versione solo audio per accorgermene, di questi piani. La cosa buffa è che quel piano sequenza di Antonioni adesso c'è su YouTube, ma in versione muta, quindi non lo posso sbranare come il video di Andreas per ricavarne l'audio. Però visto che c'è solo quello, non c'è più rischio che me lo perda. E sì, è impressionante:
Però la gente normale, cioè non montaggio-analfabeta come me, come lo percepisce oggi che la stragrande parte dei video non professionisti online è fatta di un solo piano?
...l’esecuzione di uno screenshot (“istantanea” dello schermo o di una sua parte) in cui si veda la propria pagina Google Reader (o altro aggregatore) ...
A proposito dei feed del blog Notecellulari, vedi nota 2. Beh, se "cellulari" nel titolo indica un "mobile device", è normale che quel blog sia un po' girovago.
Navigare Meglio Dicembre 2011 - Multimedia: Oltre Babele
Testo dell'articolo pubblicato su Spendere Meglio
A settembre, Babel Festival di letteratura e traduzione ha mostrato a Bellinzona il film “Arna’s Children” di Juliano Mer Khamis sul teatro di bambini palestinesi creato da sua madre Arna a Jenin. Particolarmente sconvolgente la scena in cui Arna fa narrare a un bambino sotto shock il bombardamento della sua casa da parte dell’esercito israeliano. Nello stesso periodo, Babel aveva anche organizzato un workshop di traduzione per il cinema, e Filippo Ottoni, incaricato della parte del doppiaggio, aveva criticato il fatto che questa scena fosse sottotitolata anziché doppiata, perché leggere i sottotitoli gli impediva di guardare la faccia del bambino. I partecipanti avevano obiettato che il tempo per assimilare un sottotitolo di sette parole è minimo, mentre la voce autentica del bambino era fondamentale: doppiata da un attorino abbiente, per quanto bravo fosse, non avrebbe avuto senso. Questa discussione era tipica di una specie di sfasamento tra docenti e partecipanti in quel workshop. Certo, Filippo Ottoni e Valérie Giardini – incaricata della parte della sottotitolazione – erano preparatissimi. Certo, il workshop era dedicato alla traduzione per il cinema e per la televisione mainstream: è stata appassionante la relazione di Claudia Quadri della Rsi sulle scelte tra doppiaggio e sottotitoli per i documentari. Tuttavia, la nostra epoca è quella dei video online, e anche della loro sottotitolazione da parte di volontari. Le piattaforme web che consentono questa sottotitolazione non sono sofisticate quanto gli strumenti illustrati in quel workshop di Babel, e i volontari sono spesso dilettanti. Però sono collaborative: se qualcuno non capisce una parola, lascia un buco che viene colmato da un altro, in un processo di miglioramento simile a quello di Wikipedia. Certo, il workshop organizzato da Babel Festival riguardava il doppiaggio e la sottotitolazione professionali come avvengono tuttora per il cinema e per la televisione. Però in un mondo multimediale oltre Babele, dove le barriere linguistiche vengono superate dagli utenti stessi, come cambieranno le loro aspettative? Ci saranno ancora puristi anti-sottotitoli a volere il costoso doppiaggio? La gente accetterà ancora che le televisioni nostrane tengano per sé le trascrizioni prodotte dalla sottotitolazione invece di condividerle come fanno le tv di servizio pubblico negli Usa?
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