PREMESSA
Centochiodi, l'ultimo film di Ermanno Olmi, ha scatenato polemiche vivaci e giudizi non uniformi. La particolarità del film si deve ad almeno tre ragioni: il rapporto con la figura di Cristo è "esplicitamente sottotraccia"; il film rimane intenzionalmente "aperto" a interpretazioni diverse; non ultimo - è una ragione extra-testuale ma non ininfluente - il film si è caricato di una valenza particolare perché il regista ha annunciato che sarebbe stata l'ultima sua opera "di fantasia" (d'ora in avanti farà solo documentari).
Questo consente di avanzare letture che sono supportate dalla lettera del testo ma che il testo non esprime direttamente ed esplicitamente, proprio perché rimane intenzionalmente "aperto": si consegna cioè, per poter parlare, allo spettatore, il suo dire qualcosa dipende, ancor più di quanto normalmente accada, dalla ricezione.
Nel prosieguo del post presentiamo una possibile lettura del film, che prende sul serio i molti rimandi evangelici e avanza delle tesi sulla figura di Cristo (come è inevitabile fare occupandosi di questa particolare figura a metà tra la storia e il mito). La lettura è quindi al tempo stesso un'interpretazione del film ma anche dell'oggetto particolare cui esso rinvia, ossia il Cristo (oggetto presumibilmente centrale per Olmi, che si dichiara cattolico).
TRAMA
A Bologna, un giovane professore di filosofia delle religioni "inchioda" letteralmente i preziosi libri di una prestigiosa biblioteca e parte con la sua cabrio alla volta del fiume Po, nel mantovano. Poi abbandona macchina e documenti (ma non la carta di credito) nel fiume e si mette a camminare lungo l'argine. Qui trova un rudere che vorrebbe sistemare per abitarci e intanto fa amicizia con la gente del posto: persone semplici, i "fiumaroli", che sembrano vivere fuori dal mondo ma che lo aiutano con grande cuore a rendere abitabile il rudere e che lo ascoltano con interesse quando racconta le parabole.
Un giorno, il giovane professore, che vive in incognito, viene raggiunto dai carabinieri (dopo un pagamento con la carta di credito prestata agli amici) e portato in caserma per un interrogatorio sul reato della biblioteca. Il professore confessa e gli vengono accordati gli arresti domiciliari. I "fiumaroli" gli preparano una festa di bentornato, un bambino annuncia di averlo visto lungo l'argine, ma il professore non arriva e non arriverà mai più.
Questa è la trama del film, che si snoda lento, senza molti dialoghi e servendosi di attori non professionisti.
INTERPRETAZIONE
Il film si distende tra due momenti decisivi, l'inizio e la fine.
- L'inizio: la ribellione del professore verso il "Libro", ovvero la cultura atrofizzata, strumento di potere capace solo di soffocare nell'obbedienza o surrogato della vita (modo per fuggire gli uomini), e il suo ritrarsi nella semplicità della vita, rappresentata dai fiumaroli.
- Il finale: il professore delude le aspettative della gente, non presentandosi alla festa, e sparisce per sempre.
Che cosa succede "in mezzo"? A che cosa apre il gesto di ribellione iniziale e che cosa può voler dire il finale?
La "crocifissione dei libri" sembra condurre a un rovesciamento dal mondo-della-cultura alla vita-della-natura, ma si tratta solo di un ribaltamento apparente. In altri termini, non ci si salva dall'alienazione della società tornando indietro a una comunità che vive secondo i ritmi della natura e con purezza di cuore. Il professore sembra rinascere a una nuova vita ma non è questo il suo punto di arrivo.
Nel film possiamo individuare tre momenti della "vita nuova" del professore: prima si assiste all'immersione del professore nella natura (dorme sull'erba dell'argine, si sveglia, cammina, inizia a piovere); poi all'incontro con la comunità e alla condivisione quotidiana, di cibo e di parole (cibo per l'anima); infine alla sua sparizione.
Il finale "stride" con le scene precedenti: perché il professore, rinato a nuova vita, non torna dai "suoi"?
Il finale fa saltare l'ipotesi del ribaltamento dalla cultura alla natura e muove lo spettatore a darsi ragione di esso.
è possibile avanzare un'interpretazione seguendo il filo conduttore del Cristo come "controfigura" del protagonista: il filo conduttore diventa un' ipotesi di lettura da verificare nella lettera del film.
La figura di Cristo è sottotraccia quando il professore racconta le parabole evangeliche, beve e mangia con i "suoi" e in generale nell'atmosfera "evangelica" della comunità. Ma emerge anche nel finale.
L'arresto del professore da parte dei carabinieri richiama l'arresto e la morte di Gesù (il suo venire sottratto alla comunità), mentre il suo non ritornare nella comunità rinvia alla risurrezione. Se infatti pensiamo alla risurrezione come un mancare del corpo che prelude a una nuova presenza, possiamo chiarire il senso del finale, ma anche viceversa: lo stesso finale può gettare luce su un certo senso della risurrezione.
Il professore si accorge che sta riproducendo la stessa dinamica che aveva denunciato con il gesto di ribellione verso i libri: come i libri devono promuovere una crescita e non soffocare l'ignorante nell'obbedienza, così il maestro è sempre esposto al rischio di volere adoratori anziché allievi, e l'allievo rischia sempre di usare il maestro per non dover mettersi in gioco personalmente. Parafrasando si potrebbe citare il famoso detto "se incontri il buddha per strada, uccidilo".
Allargando il discorso, potremmo dire secondo questa lettura che Olmi suggerisce un'interpretazione del Cristo meno rassicurante, meno comoda, che invece rinvia a ciascuno il compito di "vivere bene", senza bisogno di stampelle.
L'inizio apre a una rinascita del professore, ma questa rinascita non coincide con un ritorno nel grembo rassicurante della comunità ma con un'evoluzione spirituale che lo porta a realizzare quanto aveva solo cominciato mettendo a morte i libri.
Poco importa se il professore si getta nel fiume o torna alla sua vecchia vita: egli ha portato a termine il gesto iniziale della ribellione maturando un nuovo essere.
L’intervento riassume i punti principali del mio saggio Oltre il mito della natura e della presenza. Riflessioni a margine di Centochiodi di Ermanno Olmi, pubblicato in Filosofia e Teologia 3/2007.







© 2007-8
Commenti (1)
Molto interessante la tua lettura di "Centochiodi".
Ti ho risposto con alcune obiezioni e una mia diversa lettura nel mio videoblog.
Posted by Roberto Ellero
|
26.10.07 18:23
Posted on 26.10.07 18:23