Trascrizione dell'intervento di Roberto Ellero al seminario CRC Emilia Romagna, Bologna, 5 dicembre 2006
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"Web multimediale: equilibri possibili fra tecnologie e testualità"
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Trascrizione dell'intervento di Roberto Ellero: "Web multimediale: equilibri possibili fra tecnologie e testualità" al Seminario: "La PA e l'Internet del video e dell'audio. Nuove opportunità per informare e coinvolgere i cittadini", Organizzato dal CRC Emilia Romagna. Bologna, 5 dicembre 2006, Starhotel Excelsior.
Claudio Forghieri: Come vi anticipavo prima, la seconda parte della giornata è dedicata al provare a mettere in campo delle riflessioni e anche qualche ipotesi di soluzione, sul campo operativo. Con i prossimi tre interventi mettiamo un attimo da parte gli aspetti di tipo strategico generale, e anche distributivi, per entrare nel merito di quali soluzioni concrete oggi uno potrebbe immaginare per fare una realizzazione di video di qualità attraverso la rete Internet. Allora, iniziamo a parlare di questi temi con Roberto Ellero, a cui chiediamo: questo mix di audio video testo come lo possiamo comporre, e soprattutto come possiamo fare in modo che sia anche il più possibile accessibile.
Roberto Ellero: Buongiorno a tutti! Sono molto contento di avere una platea interessata a questi temi, come è stato detto la multimedialità su Web è ancora in una fase aurorale da molti punti di vista.
Oggi cercherò di puntare i riflettori su alcuni aspetti che si intersecano che riguardano sia i problemi tecnologici che i problemi della testualità, perché i componenti audiovisivi derivano tutti da un testo.
La testualità è importante, e c'è una continuità con il trattamento dei testi.
Questa è l'interfaccia di un programma di editing video... ora andremo a vedere alcuni aspetti: la comunicazione non verbale, che gli audiovisivi consentono; l'altro aspetto è la dimensione temporale, quindi la narratività, che è qualcosa che non c'è nell'ipertesto. Questi aspetti di novità vanno a combinarsi con i problemi tecnologici: le compatibilità dei formati, i sottotitoli per chi non sente, l'interpretazione LIS e le audiodescrizioni. Questo per fare in modo che si possa vedere con l'udito e sentire con la vista. Si tratta del problema della traduzione dei canali, i canali sostitutivi. Audio e video sono dei canali ma sono anche canali sensoriali e modi per trasmettere dei codici culturali. Possiamo quindi parlare, con un termine ideato da Graziella Tonfoni, che insegna qui a Bologna, "multicodicalità".
I problemi che abbiamo di fronte sono questi, sostanzialmente, prima di tutto l'accessibilità, per cui nella multimedialità l'accessibilità che viene a mancare toglie non soltanto l'accesso a fonti informative ma toglie anche l'accesso alla vita sociale, per chi ha disabilità sensoriali.
Poi c'è il problema (che è una bella cosa) della grande facilità con cui è possibile oggi produrre dei filmati, pubblicarli, e anche reperirli: l'information retrieval nel campo del multimedia è già una realtà: su Google Video, ad esempio, è possibile reperire i filmati attraverso il testo che viene inserito nelle descrizioni e anche nella sottotitolazione.
Dopodiché c'è il problema della qualità nel multimedia, che a mio parere riguarda fondamentalmente la buona integrazione dei codici linguistico e visivo.
Direi di partire, per dare un'idea di cosa intendo con questo discorso del bilanciamento fra tecnica e comunicazione, con un filmato che credo sia molto diretto su questo.
[Viene trasmesso il video della macchina di Shannon, disponibile nel sito www.webmultimediale.org]
Ecco, adesso vi audiodescrivo il filmato. Si tratta di una macchina che è stata costruita da Shannon, che conoscete, sulla base di una idea di Marvin Minsky, che è il padre dell'intelligenza artificiale. Questa macchina è presente anche in un romanzo di Arthur Clarke, lo sceneggiatore di Odissea 2001 nello spazio, in un suo romanzo di fantascienza viene descritta in questo modo:
Non potrebbe esserci niente di più semplice. Si tratta di una scatola di legno, della forma e delle dimensioni di una scatola di sigari, con un solo interruttore, su una delle facce. Se si attiva l'interruttore, parte un ronzio fastidioso, insistente.
Un lato lentamente si apre, ed emerge una mano. La mano si stende sull'interruttore, lo spegne e si ritira nella scatola.
Definitivo come l'atto di sigillare una bara, la parete lignea si chiude con uno scatto, il ronzio cessa e torna la quiete.
L'effetto psicologico, se non sapete cosa vi aspetta, è devastante.
C'è qualcosa di inspiegabilmente sinistro in una macchina che non fa nient'altro che spegnere se stessa."
Ecco, adesso non so se sia stato ...devastante l'effetto su di voi [il pubblico commenta divertito], però quello che volevo spiegare con questa metafora è che quanto avete visto è un componente multimediale il cui contenuto è il componente multimediale stesso.
Quello che succede quando noi trattiamo il multimedia come una questione assolutamente tecnica.
In questo modo, noi lasciamo da parte tutto quello che è il messaggio da comunicare. Ed è una cosa che, se ci pensiamo, facciamo più spesso di quanto immaginiamo. Trattandosi di una tecnologia nuova, cui cerchiamo di avvicinarci appoggiandoci a metafore esterne come la televisione, il cinema e il teatro (poi vedremo cosa significa questo), siamo ancora in un momento di titubanza di fronte a questa tecnologia e non sappiamo bene cosa farne. Il problema di cosa farne è il problema del contenuto.
Vediamo ora tre minuti di un filmato che cerca di ovviare a questo problema e anche di comunicare qualcosa. Si tratta del trailer di una nuova risorsa, che pubblicherò il primo gennaio [2007]: Webmultimediale.org. E' già disponibile online e lo potrete vedere tutto, dura 26 minuti, quindi un po' impegnativo come durata. Si tratta di un trailer di durata un po' contraddittoria, di solito sono brevi.
Vediamo se riusciamo a trovarlo... ve lo faccio vedere non nella pagina Web (come in un altro filmato che vedremo dopo) perché così la visione è più grande, vediamo i primi tre minuti.
[Viene trasmesso il video del trailer di Webmultimediale.org, con sottotitolazione e interpretazione in lingua dei segni italiana]
Da un'idea di Roberto Ellero: Webmultimediale.org, parole in movimento
Dolomiti. Un masso sporge sulla vallata.
Roberto Ellero:
Webmultimediale, in Rete dal primo gennaio 2007, integra i codici linguistico e visivo,
riflettendo sul tempo, la dimensione che la multimedialità porta nel Web.
Le prime quattro battute delle Variazioni Goldberg di Bach. Glenn Gould.
http://tinyurl.com/nl24d
Roberto Ellero:
Nel Web i testi, come le partiture musicali, sono fissati come sulla pietra.
Si svolgono leggendoli.
Gli oggetti audiovisivi, invece, contengono in sé il tempo del loro svolgersi.
Qui, quello che è ormai il mio passato, è il tuo presente ora.Roberto Ellero:
In questo filmato introduttivo Lydia Josephine Noce e Marian Manea spiegano con la lingua dei segni
i principi fondamentali dell'accessibilità del Web e in più dei componenti multimediali.
La lingua dei segni (LIS) è importante, perché un numero elevato di persone sorde
segna per comunicare, e grazie alla lingua dei segni è possibile trasmettere
qualsiasi tipo di messaggio, dando così la possibilità alla persona sorda
di comprenderne il significato e di poter interagire con l'interlocutore.
Teniamo presente che per le persone sorde dalla nascita la fruizione dei sottotitoli
è quasi impossibile se il testo non viene riformulato sulla base della sintassi della lingua dei segni.
Roberto Ellero: Ecco, interrompo qui, avete già visto come ci siano alcuni elementi che mostrano come l'accessibilità non sia solo un fatto tecnico: vedremo infatti come la realizzazione dei sottotitoli su Web è banale da un punto di vista tecnico, anche l'audiodescrizione non è altro che una traccia audio che si registra e si aggiunge al filmato.
Quello che invece è problematico è il ritmo, perché adesso il mio parlato era rallentato perché ho dovuto sincronizzarmi con l'interpretazione LIS, e già questo è problema, perché ovviamente le persone che ci sentono possono avvertire come fastidiosa questa lentezza. Poi c'è il problema dei sottotitoli. Come avete già sentito, il problema della sottotitolazione è che la sottotitolazione fedele va bene per chi è diventato sordo nel corso della vita oppure per chi, come il dipendente pubblico che guarda TelePA, non dispone di una scheda audio oppure non può ascoltare l'audio, allora avere una trascrizione o avere i sottotitoli può essere molto utile. In realtà, però, per i sordi dalla nascita, anche se vi sono dispute fra oralisti e bilinguisti, il problema di fondo è che i sottotitoli fedeli non servono a granché alle persone che sono sorde dalla nascita. Bisognerebbe pertanto fare due sottotitolazioni: una sottotitolazione fedele, e una sottotitolazione semplificata sulla base della sintassi della lingua dei segni, utilizzando vocaboli che siano paralleli nelle due lingue. Questo è fattibile, perché tutti i player consentono lo switch [passaggio] fra una traccia di testo e un'altra. Si può fare con Real, con QuickTine, con Windows Media. Pertanto la cosa è fattibile ma richiede molto tempo.
Faccio ora un passo indietro. Non molti anni fa, nella Pubblica Amministrazione, si scriveva con la penna. Poi cosa è successo? In questi anni ci si è orientati a un discorso di diminuire la carta, di passare all'informatica, però sempre nella gestione dei testi, nel flusso documentale. C'è stato un aumento delle postazioni di lavoro, le email sono arrivate quasi al 100% dei dipendenti pubblici; si è arrivati all'utilizzo di sistemi informatici, dalle interfacce a riga di comando a quelle grafiche... solo pochi anni si usavano questi sistemi [viene visualizzata l'interfaccia di Windows 3.1 su un PC IBM compatibile], e quindi nel DNA della Pubblica Amministrazione il testo è vissuto come una cosa ordinaria, quotidiana. Per questo motivo le redazioni non hanno problemi ad occuparsi di Web writing, è una cosa che si sente molto vicina, avvicinabile, anche interessante. Gli audiovisivi rappresentano invece un elemento di discontinuità. Questo è un aspetto per cui la giornata di oggi è estremamente interessante.
C'è questo problema di approccio, che ricade anche sul fatto che gran parte degli audiovisivi nella Pubblica Amministrazione sono collocati in aree a parte dei siti Web, e non sono utilizzati per potenziare la comunicazione del testo, quindi per trasmettere lo stesso messaggio che viene trasmesso attraverso il testo e le immagini.
Si creano della gallery, che sono anche dei fiori all'occhiello ma non partecipano alla comunicazione integrata del sito Web. Si è quindi creata una sorta di pregiudizio, un freno all'utilizzo e alla riflessione su questo mezzo di comunicazione. Tanto è che poi le competenze che sono considerate prevalenti sono di tipo tecnico informatico. Pensate che anche nell'ultimo corso sull'accessibilità, per redattori, organizzato dal CNIPA, è stata tolta la giornata dedicata agli audiovisivi, che prima c'era [successivamente è stata ripristinata]. E' stata sostituita con un corso di Web writing. Quindi questo pregiudizio c'è, e nel corso per i tecnici rimane la giornata sul multimedia. Però, se ci pensiamo, la regia, la sceneggiatura, la ripresa video video e il montaggio sono delle competenze che richiedono una preparazione sostanzialmente umanistica, bisogna avere ben chiari i concetti di narrazione, di come si racconta una storia, usando correttamente il mezzo. Dopodiché c'è anche il problema dell'evoluzione tecnologica: abbiamo visto questa mattina diverse modalità di trasmissione dell'audiovisivo. Oltre all'evoluzione tecnologica e alla diversificazione dei canali c'è una trasformazione dei comportamenti.
Pertanto ogni mezzo definisce dei comportamenti peculiari e definisce, e ha bisogno, di comportamenti comunicativi che rispettino la sua specificità, per essere realmente efficace. Quindi, quando si va al cinema, siamo disposti a stare due ore seduti; quando si va a teatro siamo disposti a seguire un'ora e venti, un'ora e mezza di spettacolo. E' una situazione per cui usciamo di casa e andiamo insieme ad altre persone a vedere uno spettacolo. Anche la televisione che vediamo nel salotto di casa, tradizionalmente - come è già stato detto stamattina - la televisione è un mezzo consolidato, con dei comportamenti che fanno ormai parte della nostra vita senza che si possano più mettere in discussione. E' un mezzo molto fisico, che ci coinvolge molto, e lo si vede nel salotto di casa, con tutta la calma possibile. Sul Web, invece, cambia tutto: il Web velocizza la vita, e siamo disposti a stare solo sei minuti di fronte a un video. Pertanto, se vogliamo trasportare una informazione televisiva su Web, oppure teatrale (poi ne vedremo una), qualcosa di filmico comunque, sul Web, dobbiamo fare un'operazione di sintesi e di aumento dei contrasti, dei chiaroscuri, nel racconto.
Parliamo ora delle piattaforme che consentono a tutti di pubblicare filmati, che si appoggiano a comportamenti già consolidati per acquisire utenti, per il principio per cui siamo più disposti ad accettare una cosa se viene proposta secondo delle modalità che già conosciamo... ad esempio Tiscali Video ha proposto l'audiovisivo sul Web andando a riproporlo come cortometraggio, come film, quindi ha portato il cinema sul Web. Che è un'operazione molto interessante, dal punto di vista del marketing, però ho dei dubbi sul fatto che fatta così come è stata fatta abbia un impatto reale di fruizione.
Questi aspetti di relazione con altri mezzi mettono in evidenza che il Web, con gli audiovisivi, diventa uno spazio sociale. Non è più soltanto uno strumento di consultazione. Come sapete, vi sono delle persone che riflettono sugli audiovisivi e sul Web, che ritengono che il Web non sia uno strumento di comunicazione, ma semplicemente una base di dati, nella quale gli utenti compiono delle traiettorie, che rappresentano non necessariamente qualcosa di narrativo. Di fatto l'ipertesto è anzi fondamentalmente anti-narrativo: può essere un percorso senza una logica, o un senso. Invece la multimedialità conserva la narratività, conserva questa dimensione narrativa che ci fa fare l'esperienza, nella vita, e quindi con essa anche la comunicazione non verbale: io adesso sto parlandovi ma penso che il 70% di quello che vi sta arrivando dipenda dal mio modo di parlare, dai miei movimenti e dalla mia espressione. Rimangono molto più impresse le cose dette in modo fisico che non semplicemente attraverso un testo.
Quindi le potenzialità sono enormi, le tecnologie ci sono, qui vedete Video Google, che è stato già citato... mi sono divertito a caricare su YouTube, su Video Google, e anche su AOL Video, lo stesso filmato, una mia partecipazione da remoto all'Università di Napoli, che - come vedete - è sottotitolato. La sottotitolazione più in piccolo, sotto la mia figura, è stata inserita, fusa, all'interno del video, la seconda è stata inserita grazie alle funzionalità di Google Video, che da alcuni mesi anche in Italia consente con facilità di sottotitolare i filmati. E' anche possibile, utilizzando l'icona CC (che sta per closed captioning), che è stata ora sostituita da tre trattini [---] che sono più efficaci visivamente, è possibile nascondere o visualizzare i sottotitoli, cosa fondamentale per l'accessibilità perché i sottotitoli possono dare fastidio a chi non servono, e agli ipovedenti che sono disturbati dai sottotitoli.
Questa è l'interfaccia di amministrazione, questa è la modalità per caricare un video, basta compilare un modulo, inserire quindi la descrizione che sarà utile anche per l'indicizzazione.
Questa è l'interfaccia per caricare i sottotitoli. Come vedete, la struttura della sottotitolazione, in tutti i formati che esistono, è sempre la stessa: c'è una stringa che definisce il timing, cioè il punto di inizio in secondi e decimi di secondo, oppure in millisecondi in altri formati, poi c'è la stringa di testo che viene visualizzata in quell'arco di tempo, e poi via di seguito con lo stesso principio. Quindi scrivendo un file di testo con i secondi e poi le didascalie si ottengono i sottotitoli che vengono visualizzati poche ore dopo essere stati inseriti.
Parliamo ora del requisito 18 (che fa parte dei 22 requisiti dell'allegato A del decreto attuativo della legge Stanca), che come già saprete è il requisito che prevede per gli audiovisivi - all'interno della Pubblica Amministrazione, per i destinatari della norma - la sottotitolazione e la descrizione vocale.
Ora, anche questo requisito risente di quel discorso di prima per cui la multimedialità è sentita come qualcosa di fondamentalmente "altro", come qualcosa di diverso, rispetto al testo, alle immagini, che - per come si è sviluppata l'accessibilità in Italia, sono considerati come qualcosa tutto sommato di già conosciuto, soprattutto qui in Emilia Romagna... perché questo? Perché è un requisito anomalo, è l'unico requisito che non è prescrittivo.
Tutti gli altri requisiti parlano di "garantire", di "fare in modo che", quindi sono assolutamente prescrittivi e anche molto severi, molto rigidi, a partire dal primo requisito, che richiede lo Strict...
Invece, il diciottesimo requisito inizia dicendo: "Nel caso in cui un filmato sia indispensabile per la completezza dell'informazione, fornire sottotitolazione e audiodescrizione... tenendo conto del livello di importanza del filmato all'interno del contesto". Cosa vuol dire questo? Vuol dire che questo requisito delega al redattore la responsabilità di decidere se un certo audiovisivo sia più o meno importante all'interno del contesto.
Questa è una bellissima cosa, se fosse possibile in una redazione di una Pubblica Amministrazione che un redattore abbia questa capacità autoriale, che non ha. Ma dall'altra parte però capite che presenta un limite, perché si presume che un filmato possa essere non essenziale nella comunicazione, e questo è un problema perché se un filmato non ha importanza dove lo inserisco, per quale motivo lo pubblico? E' il solito problema su cui molto si è riflettuto per i testi e le immagini; sui filmati ancora si presume che ci possa essere una certa decoratività dell'ipermedia.
Comunque la cosa interessante è che si dà importanza alla figura del redattore, che deve decidere l'importanza dell'oggetto e quindi pertanto decidere se basti una descrizione, oppure se ci vuole la sottotitolazione (che come dicevo dovrebbe essere doppia) e l'audiodescrizione... ecco, poi c'è questa "o" oppositiva fra sottotitolazione e audiodescrizione vocale, che non ha senso perché sono due servizi rivolti a due diverse disabilità, e quindi sono entrambi da fornire.
Senza audiodescrizione la persona che non vede è costretta ad ascoltarsi la trascrizione con Jaws [un lettore di schermo], con la sintesi vocale, che non è così piacevole come ascoltare un attore, che ad esempio recita Shakespeare. Un conto è farselo leggere da Jaws, un conto è ascoltarlo recitato da un attore.
Google Video veicola anchge degli interessantissimi contenuti formativi: queste sono le pagine pubblicate dalla Università di Berkeley, ci sono centinaia di ore di lezione. Questo è un esempio di come non c'è solo spazzatura su Google Video, ma ci sono anche cose interessanti. Ed è anche interessante pensare di pubblicare direttamente su Google Video, non c'è nulla che sia controproducente in questo, anche da parte della Pubblica Amministrazione.
E' un servizio che funziona molto bene, con uno streaming eccellente, e fra l'altro Youtube e Google usano l'encoding Flash perché funziona con tutti i sistemi operativi. Io stesso ho fatto tante prove con tutti i formati, e alla fine ho capito che anche nel mio sito pubblicherò tutto in formato Flash Video. E' la soluzione che rappresenta il migliore compromesso di qualità e di servizio. Naturalmente, ci sono dei limiti, se si vuole pubblicare una mappa video lo può fare con Real e Smil ma non con Flash Video, ma qui si va un po' oltre ciò di cui parliamo oggi.
Ci sono anche altre piattaforme, c'è AOL Video, che ha una sezione Uncut dove si possono pubblicare i filmati, ho pubblicato anche qui il mio video, ma Google Video è l'unica piattaforma globale che consente la sottotitolazione. E' una cosa molto interessante di Google Video.
Yahoo consente teoricamente di inserire la trascrizione, ma di fatto non funziona: c'è un problema di sistema che non risolvono (l'ho anche segnalato).
E' possibile, una volta caricato il filmato, inserirlo in qualsiasi videoblog utilizzando semplicemente il codice, evitando di usare quello consigliato dalle piattaforme, usando invece quello consigliato nell'Area Multimedia del sito www.webaccessibile.org, dove ci sono tutti gli esempi di codice che non dà problemi di conformità rispetto alla specifica dichiarata, evitando di usare "embed" è possibile pubblicare in maniera interoperabile e crossbrowser i filmati, rispettando le specifiche del W3C.
Qui vi sono altre piattaforme, ma vado veloce perché il tempo corre.
Nelle piattaforme globali di informazione è pacifico che un video non può mai andare da solo: va sempre associato a una trascrizione oppure, come su Reuters, allo stesso articolo, che comunica la stessa notizia, utilizzando correttamente i due codici di comunicazione. Abbiamo quindi un testo e un video che parlano della stessa cosa.
Su Repubblica.it accade invece quella cosa che vi dicevo prima, la scissione fra multimedialità e testi.
Su multimedia.repubblica.it abbiamo infatti soltanto video, invece nella testata Repubblica.it abbiamo solo immagini e testo.
Non esiste solamente la possibilità di pubblicare filmati, ma esistono già delle piattaforme di video-editing gratuite, online, all'interno quindi del discorso Web 2.0, ad esempio JumpCut, o Eyespot, che consentono di fare montaggio video: caricare dei filmati, tagliarli, fare dei mix; quindi anche il multimedia è spostato sul Web, e con una modalità di comunicazione che - se vedete molti siti Web che si occupano di queste cose - presenta una grafica riconoscibile, c'è già una standardizzazione di comunicazione sul piano del layout che è anche molto interessante.
Quindi, se è vero tutto questo, che i video vengono caricati tutti i giorni, c'è la possibilità di commentare i video e inserirli nei videoblog, vuol dire che se io discrimino nell'accesso al multimedia, per chi non vede e chi non sente, io escludo dalla vita sociale, e non soltanto dall'informazione, dalle notizie.
C'è poi il discorso della grande facilità che può abituare l'utente a una fruizione passiva e superficiale, e può anche abituarsi a una qualità mediamente bassa. Il rischio che corriamo adesso, secondo me, è questo... in questa fase aurorale in cui ci avviciniamo al multimedia, dobbiamo evitare l'errore che a mio parere è stato fatto col testo. Ci siamo abituati a un livello medio del testo piuttosto basso, lo accettiamo, perché siamo abituati a correggere gli errori... facciamo un po' come i browser, che aggiustano gli errori di codice, e cerchiamo di trovare quello che è buono nel testo andandolo a cercare in mezzo a molte cose che non vanno bene. La stessa cosa può capitare per la multimedialità. In questo senso, allora, occuparsi di qualità del multimedia sul Web significa fondamentalmente integrare in maniera corretta i diversi codici di comunicazione: i codici visivo e linguistico, e questo richiede delle competenze linguistiche approfondite. Bisogna conoscere i mezzi che utilizziamo per comunicare, oltre a conoscere naturalmente le caratteristiche tecnologiche del Web, che altrimenti andrebbero a influenzare negativamente la comunicazione.
Quindi, a mio parere, l'accessibilità del multimedia significa concentrarsi sui contenuti.
Vi dò dei riferimenti tecnici, che voi già conoscerete, l'NCAM... mi dicono che devo andare veloce, arrivo subito all'ultimo esempio che credo sia fondamentale per il discorso che ho fatto. Quindi WebAim e Webaccessibile.org...
superiamo queste slide, dove mostro la sottotitolazione nei vari formati per il Web, e torniamo al discorso della multimedialità sul Web, che recupera la freccia del tempo, la narratività, e questo è molto interessante, perché riguarda la modernità, che secondo Walter Benjamin è connotata dalla fine della narrazione. Nel postmoderno non siamo più capaci di raccontare delle storie, questo significa che perdiamo la capacità di fare esperienza nella nostra vita. Il multimediale nel Web rappresenta una integrazione alla dimensione solo ipertestuale nella misura in cui fa del virtuale un luogo di esperienza e di vita vissuta.
Cosa vuol dire questo? Che quando vogliamo trasferire un contenuto di vita, quindi un filmato, sul Web, dobbiamo fare un'opera di traduzione, di adattamento al mezzo.
Vi faccio vedere un filmato, che è un primo esperimento che pubblicherò nel mio sito Webmultimediale.org, si tratta dell'adattamento di uno spettacolo teatrale al Web, uno spettacolo della compagnia Mixco.it, Mix Company, che si è tenuto nel milanese, recentemente... e questa è la pagina Web che raccoglie testo, immagini e il filmato stesso. Naturalmente, per fare questo ho dovuto ridurre un'ora e venti di spettacolo a dieci minuti di audiovisivo. Questo non è banale perché mi sono dovuto trovare intorno a un tavolo con la regista dello spettacolo e con una collaboratrice, con Giovanna Tauro e Giuliana Rubbia, e ci siamo messi a pensare quale potesse essere il modo più interessante di raccontare un aspetto dello spettacolo in dieci minuti, quindi raccontando una storia nella storia che stia in piedi da sola. Ne è venuto fuori un lavoro di giustapposizione di parti che ha dato luogo a un filmato che si può seguire... ve ne faccio vedere qualche minuto, poi da gennaio lo potrete vedere interamente su Webmultimediale.org.
Vado quindi nella cartella di Webmultimediale e apro gabbiano.htm.
Naturalmente, quello che è interessante è, oltre ai sottotitoli, l'audiodescrizione. Il 20 novembre scorso, a un seminario che ho tenuto a Roma, ho fatto fare una esercitazione a chi era presente, pregando di scrivere la descrizione delle scene che hanno visto, vi erano sei scene e hanno scritto le audiodescrizioni, con carta e penna. Ciascuno ha scritto quello che vedeva. Questo è importante perché l'audiodescrizione non è una cosa che si può fare automaticamente, e secondo me non può essere fatta nemmeno da una sola persona, perché due occhi vedono solo una certa esperienza, un certo modo di vedere il mondo; ma se mettiamo insieme venti persone che vedono la stessa cosa e cerchiamo di trarre il meglio da tutte queste versioni, otteniamo un'audiodescrizione veramente efficace. Ora, quella che sentite qui è una descrizione che viene dalle note di scena dell'autore. E' già una buona cosa, ma la versione che metterò online sarà ancora più interessante.
E' interessante notare che nella pagina Web, ingrandendo i caratteri, ingrandisco anche l'area del video.
Si tratta di un'idea di Alessio Cartocci che trovate su Webaccessibile.org, nell'Area multimedia.
Faccio vedere quanto basta per capire l'operazione. Andiamo oltre i titoli e vediamo all'inizio i "cartelli", che sono un'idea del cinema muto... [inizia il filmato del Gabbiano Jonathan Livingston]
NARRATORE: "E' la storia di un gabbiano solitario a cui piaceva volare alto e di uno stormo ignorante
a cui importava soltanto di mangiare.
MADRE (Brusca e sconfortata) Sveglia! ...Jonathan svegliati!... allora: ti alzi o no?!... Eh sveglia!!!
Ma possibile che non puoi essere come tutti gli altri? Guardati: guardati! Sei tutto pelle ossa e sogni!
Ma perché non lasci ai pellicani, il volo radente, e non ti dedichi ad una dieta che sia più decente!? Sei tutto, tutto...
JONATHAN ... tutto pelle ossa e sogni. (sbadiglio) Me lo hai già detto, mamma... come sempre.
Quante volte ti devo dire che non mi importa per nulla di essere magro?
MADRE ... ma sembri malato!
Jonathan: A me importa solamente sapere che cosa si può fare lassù in aria...
Roberto Ellero: i sottotitoli si fermano per un problema di caricamento del file Sami, succede perché siamo offline...
[segue la visione del filmato, con salti per mostrare vari aspetti]
Nell'audiodescrizione si cerca di dare conto di cosa significa questa coreografia, naturalmente
poiché lo spettacolo è tratto da un libro, è già quindi una traduzione da un testo a spettacolo teatrale, e quindi nel libro non c'era questa cosa per dare il senso di un passaggio a un'altra dimensione, che è stata resa con questa idea di danza, e poi passando al Web è stata fatta un'altra opera di traduzione.
Io credo che sia questo l'aspetto fondamentale: non trattare il Web come la televisione o come il cinema ma trattarlo come uno strumento che ha delle potenzialità diverse e delle possibilità che possono fare comunicare in maniera interessante. Grazie.
Claudio Forghieri: Grazie a Roberto Ellero, che oltre a farci vedere le molteplici possibilità per realizzare e distribuire video, credo che ci abbia profondamente stimolato dal punto di vista culturale, delle operazioni che dobbiamo fare quando ci mettiamo a realizzare questi prodotti.




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