Dal teatro al Web e dal Web al teatro
IL GRANDE NUDO ROSSO
di Marco Pernich
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Fruire di un evento teatrale su Web è un'opportunità per cogliere aspetti che possono invece sfuggire a teatro, durante la rappresentazione. Ma è anche un'occasione per lasciarsi coinvolgere fino a farsi venire la voglia di andare a vedere lo spettacolo dal vivo, ovvero in uno spazio condiviso con gli attori e a diretto contatto con il tempo scenico. Dal teatro al Web, dunque, e dal Web al teatro.
Sia per l'una via che per l'altra ciò che conta è il lavoro di traduzione sul Web: un accorto mix di testi immagini e video può essere un potente strumento didattico di comprensione (a posteriori o come anticipazione) di un'opera teatrale o filmica, accessibile comodamente dalla propria scrivania.
L'alchimia dei codici capace di innescare questa comprensione si crea solo se il linguaggio visivo viene adattato al Web e alle modalità specifiche di fruizione, tipiche di questo mezzo di comunicazione.
Il video del Grande Nudo Rosso è il risultato di una selezione di 15 minuti dello spettacolo, a fronte dei 50 originari, a cura di Roberto Ellero.
Qualcosa in meno quindi. Ma in più, rispetto all'originale, il video ha la narrazione: ciascuna scena è introdotta e commentata da una voce narrante, che recita testi di Marco Pernich, pensati appositamente per questo video. L'audiodescrizione è utile a far comprendere meglio il racconto a chi non vede, ma non solo.
Diversamente da altre modalità possibili dell'audiodescrizione, nel Grande Nudo Rosso la descrizione degli eventi è anche visiva, attraverso cioè un'ambientazione naturale che aggiunge fascino, per contrasto, alla metaforica essenzialità della scena.
Il video è seguito da un testo introduttivo a cura del drammaturgo, Marco Pernich, fondatore di Studio 900, un'associazione milanese che ha l'ambizioso obiettivo di formare i giovani attraverso il teatro.
Scheda di sintesi dello spettacolo (file Pdf 105 KB)
Per la visione è necessario disporre di una linea di almeno 410 Kbps, Adsl media (una maggiore compressione avrebbe dato luogo a una qualità video e audio insoddisfacente).
Il video è sottotitolato in italiano e in inglese (traduzione di Claude Almansi), interpretato da Lydia Josephine Noce in LIS (lingua dei segni italiana), per le persone non udenti, e commentato per i non vedenti con testi di Marco Pernich recitati da Carlotta Cossutta. Flash-based concept by Alessio Cartocci. Sincronizzazione con SMIL 1.0 nel formato Flash Video.
E' possibile spostare (dalla barra in alto) e ridimensionare (dal triangolino in basso) la finestra con la Lingua dei segni, scegliere la sottotitolazione in italiano o in inglese, disattivare la Lingua dei segni, i sottotitoli e l'audio.
Viene trasmesso in streaming RTMP con il Flash Media Server. In alcune reti aziendali potrebbe essere inibito lo streaming video, impedendo la visione. Si è deciso di non fornire una versione scaricabile in download progressivo (come avviene ad esempio su YouTube): sarebbe sempre fruibile anche nelle reti aziendali, ma affievolirebbe la tutela della proprietà intellettuale dei contenuti.
Se non si dispone di sufficiente banda, è comunque possibile fruire del video senza interpretazione in lingua dei segni, a fondo pagina, che richiede un minimo di 250 Kbps.
Controlli da tastiera: spostarsi col tasto Tab fino a selezionare il triangolino (usare "+" e "-" per ridimensionare), e la barra in alto per muovere la finestra con i tasti freccia.
Trascrizione dell'audio | Transcription
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Introduzione al GRANDE NUDO ROSSO
di Marco Pernich
Ogni donna è il personaggio principale nell'intreccio rappresentato dalla storia della propria vita.
Un tempo le donne non si rendevano conto dei potenti effetti che gli stereotipi culturali esercitavano su di loro. Oggi possono non aver coscienza delle potenti forze interne che le condizionano nelle azioni e nelle sensazioni. E' di queste forze sotto forma di divinità femminili dell'antica Grecia che parla questo spettacolo.
Questi potenti modelli interni o archetipi sono responsabili delle principali differenze che distinguono le donne tra loro. Ciò che realizza un tipo di donna può non avere senso per un'altra a seconda della dea che agisce in lei.
Inoltre in una stessa donna sono presenti più dee e più la personalità è complessa più è probabile che le dee attive siano più di una.
La conoscenza delle divinità femminile fornisce alla donna una chiave per la comprensione di sé e dei rapporti che stabilisce con gli uomini e con le altre donne.

Ma perché ricorrere al mito per spiegare tutto questo?
Il mito contrariamente a quello che pensiamo oggi non è una 'bella favola' ma una forma di scienza - esattamente come la scienza è un mito come ci ha spiegato incontrovertibilmente Paul Feyerabend nel libro "Contro il metodo". Certo sembra un'affermazione provocatoria. Ma davvero il mito per gli antichi è una forma di scienza che possiede una delle caratteristiche principali della scienza stessa: è efficace (si pensi a Epidauro e alla tecnica dell'incubazione dei sacerdoti-medici che colà operavano). Naturalmente tra mito e scienza c'è una differenza essenziale: entrambi cercano di spiegare la realtà ma il primo racconta; la seconda descrive.
Ancora oggi il mito correttamente letto e interpretato con strumenti moderni può aiutarci a comprendere cosa succede a ciascuno di noi dietro il velo dei cosiddetti 'fatti'. Da più parti si sta tentando di usare il mito in senso ermeneutico - e quindi d'interpretazione della realtà - o addirittura terapeutico. Del resto di fronte al fallimento di tutti gli altri tentativi - e nel Novecento sono stati molti - di trovare spiegazioni dell'accadere storico - il marxismo con l'accento sui rapporti di classe e la struttura economica, la psicologia con l'accento sull'inconscio e le rimozioni, il liberismo le teorie sulla fine della storia la sociologia etc. - fallimenti che naturalmente ci lasciano strumenti interpretativi comunque importanti e utili ma non assoluti il mito come racconto di strutture archetipiche che si ripetono sotto forme esteriori differenti sembra davvero avere una marcia in più. (Si pensi per esempio al mito narrato nell'Orestea del passaggio dal re per diritto divino alla dittatura di colui che prende il potere con la forza delle armi senza alcun diritto fino alla democrazia e si veda come si ripete nella storia d'Italia del '900 o di altri paesi in altri momenti storici; o al conflitto orizzontale raccontato da Caino e Abele - e molte altre vicende di fratelli che si uccidono a vicenda - e si pensi al conflitto tra Israeliani e Palestinesi).
Certamente la domanda che resta aperta è se il mito oltreché per la diagnosi possa servire anche per la terapia o se invece non sia l'affermazione dell'immutabilità degli schemi archetipici presenti nell'uomo. La scommessa di Jean Bolen e la nostra sulla sua scorta è che conoscenza produca mutamento e quindi che la corretta interpretazione possa permettere di agire là dove lo si voglia sui motivi profondi che determinano le nostre azioni producendo per l'appunto un cambiamento positivo.
Dicevamo all'inizio che il mito va interpretato con moderni strumenti per tornare ad essere efficace. Cioè ci parla - oscuramente e inconsciamente - ma normalmente, non avendo noi strumenti per 'leggerlo', lo lasciamo lì come appunto la 'bella favola'.
Ma il mito in realtà ci si presenta come un sogno. Anche dei sogni non abbiamo strumenti di lettura e ci rivolgiamo a specialisti quando vogliamo saperne di più (in realtà è la stessa cosa che fa Edipo in epoca arcaica quando dice ai suoi genitori putativi "ho fatto un sogno. Voglio conoscerlo" e va a Delfi a chiedere all'oracolo di interpretarlo!).
Quando un sogno viene interpretato correttamente il sognatore ha un lampo di intuizione una folgorazione. Afferra per intuito e non dimentica ciò che apprende.
Quando una donna in risposta all'interpretazione di un mito ha una tale folgorazione significa che quel particolare mito a livello simbolico riguarda qualcosa di particolarmente importante.
Ed eccoci ritornati alle donne e alle dee.
Scoprire qual'è la dea in gioco approfondisce la comprensione degli eventi usuali così come di eventi più drammatici.

Le dee che vengono presentate nello spettacolo sono solo quattro delle sette che individua Jean Bolen sulla scorta di Jung e in qualche modo andando oltre Jung stesso.
Artemide dea vergine dea della caccia e della luna di cui si raccontano molti miti i principali dei quali raccontano che vive in solitudine nei boschi coi suoi cani. Quando il cacciatore Atteone più o meno involontariamente la vede mentre fa il bagno nuda in un fiume lei lo trasforma in cervo e lo condanna ad essere inseguito e sbranato per l'eternità dai suoi cani. Di lei si narra un solo amore: Endimione cui lei concede di dormire eternamente e eternamente sognarla.
A Artemide è devoto Ippolito figlio di Teseo e di un'amazzone - Ippolita -: disprezza il sesso e ama la caccia. Di lui però s'innamora la matrigna Fedra. E' lei che sulla spiaggia di Aulis pretende il sacrificio di Ifigenia.
Di Artemide Bolen ci dice: dea vulnerabile - moglie fedele; le sue debolezze sono la distanza emotiva la crudeltà la rabbia; i suoi punti di forza la capacità di stabilire e realizzare l'autonomia l' amicizia con donne.
Atena dea vergine una delle più importanti del Pantheon greco figlia di Zeus - nata dalla sua testa senza una madre carnale. E' dea della sapienza delle arti delle scienze. Rappresentata con scudo elmo e lancia. Di lei si narrano numerosissimi miti - è colei che accompagna Odisseo durante tutto il suo viaggio - e si dice che abbia portato l'ulivo agli Ateniesi - altri dice il morso del cavallo facendoci sospettare che sia una divinità maschile sotto spoglie femminili (e indoeuropea). E' la protettrice degli Achei e si dice che il cavallo di legno lasciato dagli Achei quando hanno finto di partire da Troia fosse a lei dedicato.
Anche lei ha in forte sospetto l'amore e la dea dell'amore.
Di Atena Bolen ci dice:dea vergine - figlia del padre stratega; le sue debolezze sono la distanza emotiva la maestria la mancanza di empatia; i suoi punti di forza la capacità di pensare correttamente di risolvere problemi pratici e mettere a punto strategie. Crea forti amicizie con uomini.
Era dea del matrimonio e della casa moglie di Zeus e massima dea dell'Olimpo nel momento in cui la terza generazione di dei si afferma e si spartisce l'universo. Compare in molti miti ma raramente ne è protagonista. Di lei si dice che scaraventi Efesto giù dall'Olimpo perché figlio di un tradimento di suo marito; e che perseguiti Eracle imponendogli le dodici fatiche per lo stesso motivo.
Di Era Bolen ci dice: dea vulnerabile - moglie fedele; le sue debolezze sono la gelosia la vendicatività la rabbia l'incapacità di uscire da un rapporto distruttivo; i suoi punti di forza la capacità di mantenere l'impegno per tutta la vita la fedeltà.
Afrodite dea dell'amore e della generazione energia universale che muove l'universo. A lei Parmenide dedica il suo poema filosofico sulla natura. Sposa di Efesto - l'artigiano-artista ha bisogno di una donna che lo ispiri - ha numerosissimi amori con dei e mortali (Ares e Anchise p.es.). Saffo le dedica le sue poesie fa impazzire per amore Fedra e protegge Paride il rapitore di Elena e causa della guerra di Troia.
Di Afrodite Bolen ci dice: dea alchemica-amante (donna sensuale) donna creativa; le sue debolezze sono i rapporti in serie la promiscuità la difficoltà a valutare le conseguenze; i suoi punti di forza la capacità di godere del piacere e della bellezza di essere sensuale e creativa.
Nello spettacolo le quattro dee si affrontano - come fossimo forse dentro l'anima di una donna in un momento di trasformazione quando dee diverse sono in conflitto per la supremazia; o come fossimo a una ripetizione del mitico concorso in cui a Paride fu chiesto di scegliere tra Atena Afrodite e Era - in un gioco insieme crudele e leggero che sembra molto drammatico ma poi si stempera in un finale sorridente (del resto gli dei Greci sono malevoli e i loro conflitti anche violentissimi sono un gioco sulla pelle degli uomini).
Per farlo sfruttano alcune figure del mito - Ifigenia Cassandra e Clitemnestra legate al ciclo degli Atridi; Circe e Calipso legate a Odisseo e al suo viaggio; Ariadne e Fedra al ciclo di Teseo (e al Mediterraneo "mare pieno di sperma e di lacrime" dice Pavese); e Andromaca moglie dell'eroe troiano Ettore - e della realtà - per altro mitizzata: Saffo.
Le dee interpretano alcune di queste figure per mettere in luce aspetti della propria personalità o fanno interpretare a una delle altre un personaggio per punirla o per farle capire sulla sua pelle le conseguenze delle sue scelte (Afrodite trasforma Artemide in Ifigenia e la fa vivere il sacrificio che le ha imposto).
Così attraverso i racconti e versioni particolari dei racconti - come Clitemnestra che prima del ritorno di Agamennone non è la donna spietata che lo ucciderà ma riflette sulla sua solitudine e sulla regalità dell'uomo che torna dalla guerra - cercano di far emergere ognuna le sue caratteristiche migliori e quelle negative delle altre fino a rimettere al pubblico il giudizio: "a chi spetta la mela d'oro?".
Il video senza l'interpretazione in lingua dei segni. Questa versione richiede una linea di almeno 250 Kbps.
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