il tempo scorre fra le dita. Tra il pollice e l'indice scorre la sabbia che si accumula al fondo della pagina. La mano rappresenta una delle mudra più usate nel prânâyâma yoga (Jnana Mudra). Questo gesto accompagna anche la meditazione.

DIO ERA TRA NOI - Malazeta - Trascrizione del video

Sei capitato qui da un motore di ricerca? Puoi fruire del video del musical adattato al Web: Dio era tra noi, Malazeta e Compagnia dell'angelo.

25 aprile 2008, Mestrino (Padova), Malazeta e Compagnia dell'angelo - "Dio era tra noi", musical su testi di Primo Levi
Trascrizione del video pubblicato su Webmultimediale.org in maggio 2008

Antonio Pellegrino, cantante LIS (lingua dei segni italiana).

Riprese video, montaggio, sottotitolazione e adattamento al Web a cura di Roberto Ellero www.webmultimediale.org

www.malazeta.net - info@malazeta.net

Malazeta.net - Webmultimediale.org - Tutti i diritti riservati



Malazeta: 174 – 517

Mala è tornata, a dire tutto ciò che ancora non era stato detto,
la bocca le era stata cucita, con la morte sorridente sul viso.
Ma no, non è finita su quel patibolo, ora noi ne parliamo dal nostro,
capire dalla storia maestra senza alunni
vestirci con i suoi abiti, e parlare con la sua voce
nei muri c'era scritto: dopo la latrina, prima di mangiare, non dimenticare, lavati le mani
Primo 174 517

Primo Levi, Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi: Ricordo quel terribile viaggio. In vagoni merci senza finestre, chiusi dall'esterno.
E dentro: uomini, donne e bambini, compressi senza pietà. In viaggio verso il nulla, in viaggio all'ingiù, verso il fondo.
I soldati della scorta allontanavano chi tentava di avvicinarsi al convoglio.
Due giovani madri, coi figli ancora al seno, gemevano notte e giorno implorando acqua.

Narratore: Perché Auschwitz era come un'industria: tutto veniva sfruttato.
Nella prossima scena vedremo degli Ufficiali in visita, arrivare, venire accolti dall'Ufficiale di Auschwitz.
Marcia della visita degli Ufficiali.
[musica]

Ufficiale: Finalmente abbiamo nelle nostre mani lo strumento che ci può permettere di annientare una volta per tutte quello che è il popolo degli infedeli, quello che è il popolo di Israele.
E' importante capire che ad Auschwitz si entrava con il treno. Da Auschwitz si usciva dal camino.

Malazeta: Occhi

Non sempre persone che parlano hanno da dire qualcosa, e viceversa persone che stanno in silenzio hanno da dire molto di più
di chi troppo rumore fa, sappiamo che uscirà dalla casa, cosa mangerà oggi e domani,
che poi forse scriverà anche un libro delle sue memorie e delle sue conoscenze.
6.000 persone oggi muoiono al giorno, 600.000 in Africa da 1 a 5 anni, mezzo milione diventano ciechi,
ma forse questo non lo sai, a noi tutto questo paura non fa, perché oggi posso mangiare e vedere,
e allora se puoi vedere in queste condizioni è come se tu fossi cieco, e questo senso non ha,
è ora che tu apra gli occhi e veda la luce della conoscenza perché tutto ti sta attorno.

Primo Levi: In un momento la banchina fu brulicante di ombre. Una decina di SS stavano in disparte, l'aria indifferente, piantati a gambe larghe.
A un certo momento presero a interrogarci in cattivo italiano: "Quanti anni? Sano o malato?" e in base alla risposta ci indicavano due diverse direzioni.
Qualcuno osò chiedere dei bagagli, qualche altro non voleva lasciare la moglie, ma Renzo indugiò un istante di troppo a salutare Francesca, che era la sua fidanzata, e allora con un solo colpo in pieno viso lo stesero a terra.
Quello che accadde degli altri, delle donne, dei bambini, dei vecchi, noi non potemmo stabilire allora né dopo: la notte li inghiottì. Puramente e semplicemente.

Malazeta: Acqua

Tutto era silenzio come in un acquario, e come in certe scene di sogni. Ci saremmo attesi qualcosa di più apocalittico, sembravano semplici Agenti d'ordine, era sconcertante e disarmante, qualcuno osò chiedere dei bagagli risposero "bagagli dopo", qualcun altro non voleva lasciare la moglie risposero "dopo ancora insieme", molte madri non volevano separarsi dal proprio figlio e dissero "bene, stare con il figlio", sempre con la pacata sicurezza di chi non fa che il suo ufficio di ogni giorno, ma Renzo indugiò un istante di troppo a salutare Francesca, che era la sua fidanzata, e allora con un solo colpo in pieno viso lo stesero a terra: era il loro ufficio di ogni giorno.

Primo Levi: Bisogna spogliarsi e fare un fagotto degli abiti in un certo modo. Non avevo mai visto uomini anziani nudi.
Nulla più è nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli. Ci toglieranno anche il nome.
Si immagini ora un uomo, a cui insieme con le persone amate vengano tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti: tutto infine.
Letteralmente tutto quanto possiede. Sarà un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignità e discernimento.
Haftling. Ho imparato che io sono un haftling [detenuto, funzionante].
Il mio nome è 174 517. Porteremo finché vivremo il marchio tatuato sul braccio sinistro.

Ufficiale: Da questo momento direi che non sono più persone. Gli togliamo l'identità, gli cancelliamo il passato, non hanno più una storia. Diventano numeri, matricole. Noi ragioniamo con matricole.

Malazeta: Vesti

[assolo di chitarra]
Gli abiti anche quelli immondi, che venivano distribuiti,
anche le scarpe dalla suola di legno, sono una difesa tenue ma indispensabile.
Chi non li ha non percepisce più sé stesso come un essere umano, bensì come un lombrico: nudo lento ignobile prono al suolo.
Sa che potrà essere schiacciato ad ogni momento.

Narratore: Ma in Polonia, d'inverno, quando la temperatura scendeva a venti gradi sotto lo zero, gli unici lavori che ci facevano fare erano lavori inutili: spostare traversine, spostare massi, spostare pietre, da un posto all'altro del campo di concentramento.
E questa era una strategia per alienare le persone, renderle prive della propria personalità.

Malazeta: Incomunicabilità

Perché un cavallo corra o si fermi, svolti, tiri o smetta di tirare, non occorre venire a patti con lui, o dargli spiegazioni dettagliate, basta un dizionario costituito da una dozzina di segni variamente assortiti ma univoci, non importa se acustici o tattili, o visivi: trazioni di briglie, punture degli speroni, urla, gesti.
Il discorso è fittizio puro rumore, velo dipinto che copre il silenzio esistenziale, siamo soli anche se viviamo in coppia.
Mi pare che questa lamentazione proceda da pigrizia mentale e la denunci; certamente la incoraggia in un pericoloso circolo vizioso. Salvo così di incapacità patologica, comunicare si può e si deve: è un modo utile e facile di contribuire alla pace altrui e propria,
perché il silenzio, l'assenza di segnali è a sua volta un segnale, ma ambiguo, e l'ambiguità genera inquietudine e sospetto.

Primo Levi: Quando un soldato estraeva la pistola, il terrore si impadroniva di noi...

Malazeta: Linguaggio

Se qualcuno esitava, arrivavano i colpi, ed era evidente che si trattava di una variante dello stesso linguaggio: l'uso della parola per comunicare il pensiero, questo meccanismo necessario e sufficiente affinché l'uomo sia uomo, era caduto in disuso.
[assolo di chitarra]
Era un segnale per quegli altri, uomini non eravamo più : con noi, come le vacche o i muli, non c'era una differenza sostanziale tra l'urlo e il pugno.

Primo Levi: Una volta giunti al campo, le madri venivano separate brutalmente dai loro figli.
Per questo motivo alcune di loro cercavano di nascondere i loro bambini nella baracca [...] e allora si alzavano le grida atroci di quelle povere madri private dell'unico motivo che era loro rimasto per vivere e per lottare.

Narratore: Andate bambini, seguite queste persone, andate ad alimentare il fuoco e le fiamme del nazismo. Possa il calore prodotto dalla combustione dei vostri corpi, riscaldare e sciogliere il ghiaccio che si è formato nella mente e nei cuori di chi ha voluto questo. Possano le lacrime dei vostri genitori inumidire l'arida terra sopra la quale verrà appoggiato il germe della speranza, e del ricordo.
Ma Mara, Mara non credeva al quello che le dicevano, che avrebbero portato Maria Cristina sua figlia a fare una visita medica.
No, Mara aveva capito che questi erano gli ultimi secondi che avrebbe passato assieme a sua figlia.
La strinse, cercò di ricordare gli ultimi attimi, i particolari, il profumo dei suoi capelli, la freschezza della sua pelle,
il calore del suo corpo. Mara però non pianse, non voleva che sua figlia la vedesse piangere, prima di morire.
A questa madre, a queste madri, a tutte le madri che hanno perso un figlio, per una disgrazia, per un incidente, per una malattia,
la Compagnia dell'Angelo e i Malazeta dedicano la Ninna Nanna.
[musica]
Il crematorio è nella porta, che all'inferno porterà, vi trascina neri corpi che la fiamma brucerà, vi trascino il mio figliolo, con i suoi capelli d'oro.
I suoi occhi silenziosi, che ti guardano lassù, fanno lacrime di pietra, che non scenderanno più.
Il crematorio è nella porta, che all'inferno porterà, vi trascina neri corpi che la fiamma brucerà, vi trascino il mio figliolo, con i suoi capelli d'oro.

Malazeta: NN (Notte Nebbia)

Nel momento in cui vi parlo, l'acqua degli stagni, nel cuore di gennaio è fredda e opaca come la nostra cattiva memoria.
La guerra si è assopita. Un occhio sempre aperto. L'erba fedele è tornata sugli spiazzi attorno alle baracche.
Un villaggio abbandonato ancora pieno di minacce. Il crematorio è fuori uso, le astuzie naziste fuori moda.
Nove milioni di morti frequentano questo paesaggio.
Chi veglia da questo strano osservatorio per avvertirci dell'arrivo di nuovi carnefici? Avranno un viso diverso dal nostro?
Da qualche parte, tra noi restano dei kapo fortunati, dei capi recuperati.
Ci sono quelli che non ci credevano. Ci siamo noi che guardiamo queste rovine.
Chi veglia da questo strano osservatorio per avvertirci dell'arrivo di nuovi carnefici? Avranno un viso diverso dal nostro?
Da qualche parte, tra noi restano dei kapo fortunati, dei capi recuperati.
Ci sono quelli che non ci credevano. Ci siamo noi che guardiamo queste rovine.
Come se la violenza dei campi fosse morta sotto le macerie.
Fingiamo di sperare di nuovo, davanti a quest'immagine che si allontana, come se si guarisse da questa peste.
Fingiamo di credere che tutto ciò è di un solo tempo e di un solo paese e non pensiamo a guardarci intorno e non sentiamo che si grida senza fine.
Perfino un tranquillo paesaggio sembra morte. Un villaggio per vacanze col suo campanile.

Primo Levi, da La Tregua

Giunsi a Torino il 19 di ottobre, dopo trentacinque giorni di viaggio: la casa era in piedi, tutti i familiari vivi, nessuno mi aspettava.
Ero gonfio, barbuto e lacero, e stentai a farmi riconoscere. Ritrovai gli amici pieni di vita, il calore della mensa sicura, la concretezza del lavoro quotidiano, la gioia liberatrice del raccontare.
Ritrovai un letto largo e pulito che a sera cedette morbido sotto il mio peso.
Ma solo dopo molti mesi svanì in me l'abitudine di camminare con lo sguardo fisso al suolo come per cercarvi qualcosa da mangiare o da intascare presto e vendere per pane; e non ha cessato di visitarmi, ad intervalli ora fitti ora radi, un sogno pieno di spavento. E' un sogno entro un altro sogno, vario nei particolari, unico nella sostanza.
Sono a tavola con la famiglia, o con amici, o al lavoro, e in una campagna verde, in un ambiente insomma placido e disteso,
apparentemente privo di tensione e di pena; eppure provo un'angoscia sottile e profonda, la sensazione definita di una minaccia che incombe.
E infatti, al procedere del sogno, a poco a poco e brutalmente, ogni volta in modo diverso, tutto cade e si disfa intorno a me,
lo scenario, le pareti, le persone e l'angoscia si fa più intensa e più precisa. Tutto è ora volto in caos: sono solo al centro di un nulla grigio e torbido, ed ecco io so cosa questo significa ed anche so di averlo sempre saputo:
sono di nuovo in lager, e nulla era vero all'infuori del lager.
Il resto era breve vacanza, o inganno dei sensi, sogno... la famiglia, la natura in fiore, la casa.
Ora questo sogno interno, il sogno di pace è finito e nel sogno esterno, che prosegue gelido odo risuonare una voce, ben nota;
una sola parola, non imperiosa, anzi breve e sommessa. E' il comando dell'alba, in Auschwitz, una parola straniera, temuta e attesa:
alzarsi.

[applausi]

Grazie... continuate pure... grazie.

www.malazeta.net - info@malazeta.net

Malazeta.net - Webmultimediale.org - Tutti i diritti riservati

E' vietata la riproduzione totale o parziale del layout e dei contenuti (testi, immagini, filmati) su carta, supporti tecnologici (CD-ROM, DVD, siti Web, ...) e altro per ricavarne lucro, o per distribuirlo come proprio o per qualsiasi altra motivazione, senza il consenso scritto del responsabile del sito

informativa privacy

note legali

IWA Useful Resource