"Amleto, ovvero il porto dei sogni insabbiati", Associazione Studio 900, progetto Marco M. Pernich e Carlotta Cossutta, Teatro Delfino, Milano, 26 novembre 2006. Riprese video di Roberto Ellero. Amleto È questo che m'ha fatto uscir di senno. Ma va', chiuditi in convento! Sai cosa ti dico? Che è passato il tempo dei matrimoni. Chiuditi in convento. Vivere o non vivere... questo è il problema: è più nobile sopportare i colpi e gli oltraggi della sfortuna o armarsi contro un mare di sciagure, e combattendole finire con esse? Morire... dormire forse: nulla più. E con un sonno por fine allo strazio del cuore e ai mille mali che ereditiamo dalla natura. Questa è la conclusione che dovremmo augurarci. Morire... dormire, e poi sognare, forse... Già, ma è qui che si perde la mente: perché quali sogni ci sono dentro il sonno della morte? Ecco il dubbio che ci fa vivere in questa miseria. Se no, chi sopporterebbe le frustate e i dolori della vita, le angherie dei tiranni, il prepotente linguaggio dei superbi, le pene dell'amore respinto, i raggiri nell'applicare le leggi, l'arroganza dei pubblici poteri, gli oltraggi fatti da quelli che non valgono niente al merito, quando uno, di sua mano, con un solo colpo potrebbe firmare la sua fine? E chi vorrebbe trascinarsi dietro questi fardelli, e gemere e sospirare sotto il peso d'un'esistenza grama, se il timore di quello che c'è dopo la morte - quella regione oscura, inesplorata, dai cui confini nessun viaggiatore è mai tornato - non ci spingesse ad affrontare i mali che già abbiamo, piuttosto che a volare nell'aldilà? Fa vigliacchi la coscienza! Orazio L'uomo s'è accorto della realtà solo quando l'ha rappresentata e nulla ha mai potuto rappresentarla meglio del teatro.