il tempo scorre fra le dita. Tra il pollice e l'indice scorre la sabbia che si accumula al fondo della pagina. La mano rappresenta una delle mudra più usate nel prânâyâma yoga (Jnana Mudra). Questo gesto accompagna anche la meditazione.

Trascrizione dell'intervento di Paolo Quintili al seminario Ti sento con gli occhi, ti parlo con le mani, organizzato da CINEMA SENZA BARRIERE. Milano, 17 marzo 2007.

Video pubblicato nel sito www.webmultimediale.org
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Si è svolta il 17 marzo 2007, allo spazio Oberdan di Milano, una giornata di studio dedicata alle persone non udenti e al loro rapporto con le arti. Riprese video, trascrizione e sottotitolazione a cura di Roberto Ellero
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Paolo Quintili (ricercatore presso l'Università di Roma "Tor Vergata", Dottore dell'Università di Paris 1 - Sorbonne): Grazie, tengo anch'io a ringraziare come di uso gli organizzatori, per questo incontro così ricco e vario... devo aprire un po' di file perché ho diverse cose da farvi vedere.
Sono uno storico delle idee, un ricercatore, mi occupo da tempo di storia della filosofia e in particolare delle arti meccaniche e della nascita del pensiero tecnologico nell'età dell'Illuminismo, che è l'età che segna la nascita del nostro modo di sentire e di pensare attorno a questi problemi... [lingua dei segni britannica] L'amico Ferretti accennava a Condillac che appunto è un autore di questo periodo: il '700. [Stenotipia] In quest'epoca formidabile noi assistiamo alla rivalutazione della figura di quello che noi oggi chiamiamo il "diversamente abile", che fino all'Illuminismo, al '700, era considerato con nomi come "mostro" o "scarto della natura"... "monstre" o "écart de la nature". Il termine "mostro" ha una radice latina che significa anche "spettacolo", "monstrare", che si mostra nella sua eccezionalità. E ancora fino alla metà del '700 ciechi, sordomuti e altri generi di disabili erano annoverati tra queste categorie.
Qui è una delle prime immagine del cieco di convenzione, una figura tratta dalla Diottrica di Descartes in cui si mostra un individuo abile che finge di essere disabile, per provare che cosa si sente in questa condizione. Si tratta di un primo tentativo di mostrare questa diversità, e di guardarla con occhio diverso, non come un semplice spettacolo ma come oggetto di conoscenza. [Lingua dei segni italiana] Il grande naturalista Buffon ci presenta ancora nel "Supplemento alla Storia naturale" il "Gabinetto delle meraviglie", dei "Monstre", immagini di ciechi mostri sullo stile delle opere rinascimentali, dei Bestiari rinascimentali.
Qui abbiamo l'immagine di un cieco, l'aveugle, di Descartes, che come nell'immagine precedente si orienta nel mondo con due bastoni e, secondo Descartes, l'anima del cieco è da collocare sulle punte dei bastoni. Le ricerche di Condillac, Castel, La Mettrie e Diderot iniziano questo nuovo approccio ai "soggetti speciali", termine che usa Diderot nella Lettera sui ciechi, per interessarsi a questi individui.
Non sono più scarti della natura, ma soggetti speciali che insegnano ai "normodotati", come li chiamiamo oggi, come orientarsi nel mondo in maniera diversa. E' un nuovo modo di leggere il mondo, di affrontare il problema del conoscere, del sapere e del sentire. Ecco il Frontespizio della prima opera importante di Diderot, la "Lettera sui ciechi ad uso di coloro che vedono".
Devo correre un po' perché ho poco tempo e salterò alcune diapositive. Qual era la tesi filosofica che stava sotto questa rivalutazione dell'individuo diversamente abile? Diderot avanzò l'ipotesi che la materia fosse dotata di una sensibilità universale e comune che si articolava su più livelli di complessità. Questa sensibilità è comune a tutti gli esseri: uomini e animali, e consente di stabilire che, in assenza di un senso fra i cinque, il nostro organismo è in grado di sostituire l'azione di quel senso con l'azione complessiva di tutti gli altri, grazie a un "sensorium comune" materiale, che fa da tramite fra i dati di una modalità sensoriale e quelli di un'altra.
Ecco il linguaggio d'azione di cui parlava il professore Ferretti. Qui abbiamo un esempio di una macchina che usavano i ciechi per fare dei calcoli: si tratta di un foglio con dei quadrati, nei quali venivano appuntati degli spilli, per creare con dei fili delle figure geometriche. Sono macchine per comunicare. Il carattere di interesse che gli scritti degli illuministi ci presentano sta proprio nel mettere avanti queste prime macchine per comunicare tra abili, come diciamo noi oggi, termini che non venivano usati al tempo, e sordomuti o ciechi.
Ecco l'immagine del clavicembalo oculare, qui fa la comparsa questa macchina al tempo stesso estetica e filosofica, che è il clavicembalo oculare. Le speculazioni filosofiche di cui qui sto parlando in maniera un po' rapida non restarono senza effetti: chiunque ha studiato la storia della cultura dei sordomuti conosce L'abbé de l'épée, fondatore dell'Institut national des Jeunes sourds di Parigi (1791). Il primo Ente pubblico europeo mondiale del genere, inaugurato nel 1791, durante la rivoluzione francese, ho avuto l'onore di studiare nella biblioteca de L'abbé de l'épée, e di tradurre in italiano la Guida. Queste speculazioni non restarono senza effetti: l'ottica dei colori, altro grande protagonista, ci presenta questa macchina sinestetica.
Castel, come L'abbé de l'épée, è occupato fin dagli anni '20 del '700 dalle analogia suono-colore, udito-vista. La questione che Castel pone in più è quella di far apprezzare la musica ai sordomuti. E come tentò di farlo? In maniera scientifica, creando un sistema matematico, rigoroso, di corrispondenze sinestetiche tra i dati sensoriali. Il punto di partenza fu una grande opera scientifica che uscì in quel tempo: l'Ottica di Newton, del 1704.
Castel, che si ispira a Newton, volle dimostrare l'esattezza dell'ipotesi di Newton che ci potesse essere un'analogia tra i colori dello spettro che ci fornisce il prisma e la serie delle frequenze che costituiscono l'ottava musicale. Gli otto suoni, do re mi fa sol la si, hanno precisa corrispondenza, che Newton per primo scoprì, con i colori.
Newton aveva definito un ordine di priorità, non mi soffermo sui dettagli tecnici, una priorità dei colori: ad ogni colore corrispondeva un preciso suono. Per Newton il do, il suono fondamentale, era rosso, il suono successivo, il mi, era giallo, e il terzo suono fondamentale blu. Questa triade musicale forma il cosiddetto accordo perfetto: do-mi-sol, l'accordo di do maggiore. E dalla mescolanza di questi tre colori fondamentali, e dei tre suoni fondamentali, si possono poi ricavare tutte le altre gamme di colori e di suoni. Ecco la musica dei colori.
Il clavicembalo oculare di Castel volle essere una realizzazione pratica, concreta, delle teorie newtoniane sulla struttura corpuscolare della luce. Vorrei dare una breve descrizione, perché non ci restano che tavole, immagini, di opere del tempo, non abbiamo l'oggetto stesso, non ci è stato conservato perché i vari tentativi furono tutti fallimentari, per i limiti tecnici. L'idea era buonissima, il clavicembalo era costituito da 144 tasti, ad ognuno dei quali corrispondeva una scatoletta contenente una candela [Quintili la indica con la freccia luminosa], con un nastro colorato tra la candela e uno specchio rifrangente, che proiettava il colore su una superficie circolare davanti all'apparecchio. Una specie di teatrino musicale.
Il problema tecnico è che la candela non proiettava ma emanava luce. Non c'era una diretta proiezione, come poi avverrà nel '900 con la scoperta dell'elettricità, vi sarà un fascio di luce che proietta, effetto che all'epoca di Castel non poteva essere ottenuto, e quindi questa idea della macchina sinestetica si rivelò una delusione. Funzionava sulla carta, tutte le teorie erano corrette, ma l'effetto pratico non era abbastanza efficace. Abbiamo anche altre immagini di realizzazioni di tipo ludico della macchina di Castel, come ad esempio questa specie di scatola magica dei colori, ispirata a Castel. E' simile ad un organetto di Barberia, con le schede perforate, per così dire, la scatola permetteva di proiettare da piccoli fori corrispondenti alle note ut re mi fa sol la si i vari colori corrispondenti alle note, secondo le indicazioni che venivano incise su questi rotoli. E' un giocattolo, che però forniva una rappresentazione della corrispondenza fra suoni e colori.
Un primo problema qual era? di creare una macchina realmente sinestetica, nella quale al suono corrispondesse immediatamente un colore. Se faccio un accordo di do maggiore do-mi-sol, premo i tasti del clavicembalo e lo spettatore udente sente l'accordo e il non udente vede il corrispondente accordo di colori. Questo non venne mai realizzato al tempo di Castel. Il funzionamento è quello che qui vedete. I tre colori fondamentali: blu, giallo e rosso, possono combinare tutti gli altri colori.
Castel introduce qui un fattore di tipo morale. Perché il blu è un colore fondamentale? Non per ragioni matematiche, perché vi siano corrispondenze di numeri e frequenze, tra colore e suono, ma perché è il colore della natura, il colore del cielo, la sede della divinità. Dio abita nei cieli e dunque il blu è il colore fondamentale. A questo seguono altri colori che Castel definisce secondari, o sottoprimitivi, che racchiudono i primitivi. Il verde, il carminio, il viola, il turchino eccetera. Ecco altre soluzioni.
Castel è il primo di una lunghissima serie di altri tentativi, e vorrei ora mostrarne solo un paio, particolarmente significativi, cioè quelli realizzati all'inizio del '900 con la scoperta dell'elettricità da Skriabin e Rimington e, negli anni '90 del secolo scorso, dal musicologo Daniel Paquette e dal compositore statunitense Stephen Malinowski.
Vedete in questo schema quante sono le varietà di scelta della serie cromatica, dodecafonica dei colori. O, come dice Castel, dodecasemitonica, i 12 semitoni che costituiscono l'ottava. Una varietà di proposte che difficilmente possono essere conciliabili, un arcobaleno differenziato di colori. Adesso vedremo perché. Come è divisa la scala diatonica e cromatica... chi fosse interessato può alla fine richiedermi del materiale.
Castel era riuscito a formare (ecco uno schema della tastiera compoleta dei 144 suoni) una varietà di coloriture a seconda dei gradi di chiaroscuro che potevano essere dati a ciascuna ottava. Infatti nel basso del clavicembalo ci sono i suoni più gravi, nell'alto gli acuti: con un'abile mescolanza di chiaroscuri si poteva partire dalle tenebre assolute, i suoni più gravi, alla luce, ai suoni più chiari. Al basso corrispondeva l'oscuro, all'alto ovviamente la luce.
E qui è lo schema per il quale Castel aveva creato una serie di ottave graduali che passavano attraverso chiaroscuri dalle tenebre alla luce. Anche secondo quella metafora dell'Illuminismo che è una progressione verso la luce della verità, della conoscenza. Evitiamo di vedere la questione Diderot interprete di Castel, andiamo alla questione fondamentale: ci sono due tesi nella serie di tentativi che sono stati portati per realizzare l'dea di Castel.
La prima è creare una macchina che desse un'immagine fedele dei suoni. Corrispondenza esatta suoni-colori in base all'ideale newtoniano del suone immagine fedele del colore.
C'è poi però una tesi morale, fatta propria dagli artisti soprattutto, dell'arbitrarietà del segno coloristico, dipendente unicamente dall'invenzione dell'artista. Si alternano queste due tesi.
Qui abbiamo un esempio, un organo di colori elettrico degli anni '30 a Londra, King Street Strand Electric organ, suonato da Fred Bentham, pensato sulla stessa idea di Castel, come uno strumento che proiettava su uno schermo come questo che ho alle mie spalle i colori corrispondenti ai suoni. Era una realizzazione di tipo scientifico.
Un artista, il grande compositore Skriabin, si cimentò con questo stesso problema, creando però una sua filosofia dei suoni colorati. Immaginò, inventò, una sinfonia di colori, grazie a una tastiera di colori che accompagnava le vicende musicali, dando una sorta di commento colorato ai concetti musicali. Skriabin era un individuo abbastanza singolare, bizzarro, era un teosofo, anarco-socialista, la sua intenzione era dare un senso morale, non matematico, al nesso colore suono. Questo era l'organo ispirato da Castel e creato da Rimington, che Skriabin utilizzò per il suo Prometeo, "Il Poema del fuoco", scritto per grande orchestra che rappresenta il macrocosmo e per il piano colori (il microcosmo) uno strumento destinato a proiettare i colori. Ecco la scala che propose Rimington, diversa da quella di Castel.
L'etica musicale, perché di questo si tratta, era basata sul cosiddetto circolo delle quinte, che sta a fondamento dell'armonia tradizionale: parte dal do, sale sul sol, a ciascuna di queste "quinte" (intervalli di cinque suoni), corrisponde un colore, al quale Skriabin attribuiva una valenza etica, ad esempio il rosso era il colore fondamentale, nel circolo delle quinte della scala cromatica di Skriabin, e corrispondeva alla volontà umana. L'arancione alla forza creativa, il giallo alla gioia, il verde alla materia. Il blu come in Castel corrispondeva ai sogni, al luogo dei cieli, il blu pallido alla contemplazione e così via.
Ad ogni colore corrispondeva non tanto un suono ma un valore. Un valore etico.
Vorrei farvi ascoltare l'effetto, attraverso un software che si chiama "Music Animation Machine", creato da Stephen Malinowski, l'effetto di una delle sonate di Skriabin per piano solo, eseguita con questa che è una delle realizzazioni più originali secondo me dell'ideale di Castel, cioè una tastiera di colori (qui si vede malissimo, noi lo sentiremo loro lo vedranno) sentiremo e vedremo con 12 linee colorate l'effetto visivo della musica di Skriabin (non so se sono già pronte le parti audio...) in una delle sue composizioni: la sonata "Fiamme tenebrose"... [inizia l'ascolto-visione] In ciascuna delle linee cromatiche appaiono dei blocchi bianchi che sono i suoni e le linee colorate sono gli accordi sonori, secondo il principio della corrispondenza suono colore. Si tratta di una delle prime composizioni atonali della storia, composta agli inizi del '900, prima che venisse inventata da Schoenberg la dodecafonia.
Questo software è stato realizzato dal compositore contemporaneo statunitense Malinowsky. Ecco interromperei ora, abbiamo visto abbastanza, e torniamo alla nostra esposizione perché si tratta di vedere le ultime realizzazioni di Skriabin. Il poema più importante in cui si realizza questa composizione di suono e colore è il "Poema del fuoco", il Prometeo. Qui Skriabin aveva creato un vero e proprio programma di lavoro, che avrebbe portato a termine con l'ultimo poema sinfonico, intitolato "Mistero", dove dovevano entrare in gioco anche gli altri sensi, oltre la vista l'olfatto, il gusto, un'opera rimasta postuma di cui però esiste una esecuzione parziale. Skriabin è uno degli ultimi romantici, era affascinato dalla leggenda di Prometeo. Prometeo è il padre dell'umanità nella mitologia greca, è lo spirito di ribellione umana contro il destino, contro i decreti divini.
Skriabin, mescolando cristianesimo e paganesimo, associava Prometeo con la figura dell'arcangelo del Talmud eccetera, quello che prevale è l'elemento colore, il fuoco, la luce, che assume un'importanza particolare grazie all'uso di questa grande tastiera di colori.
Sono riuscito a trovare, cosa non facile (ecco qui la scala cromatica-sonora di Skriabin che abbiamo visto prima) sono riuscito a trovare una registrazione filmica di una esecuzione del "Poema del fuoco", non ce ne sono tante, che vi farò vedere.
Come spiegazione preliminare diciamo come si articola e qual è la storia di questo poema, che contiene un programma. Vi è una indicazione agogica iniziale, di espressione, "brumoso". Il poema inizia cioè con la rappresentazione del caos primigenio. La materia è il primo elemento che appare, il verde: la materia è verde. A questa si sovrappone poco a poco il Fa diesis, la creatività umana, e la volontà umana, il rosso, dunque si associano i colori rosso verde e blu, che è l'elemento del sogno, della contemplazione. Il corno annuncia il principio della creazione che caratterizza Prometeo. E così si compongono tutti i suoni a narrare la storia della nascita del mondo.
Qui abbiamo alcune immagini, adesso le vedremo in movimento. La materia in via di plasmazione (la prima immagine), verde, la volontà e la sua diversificazione nel fuoco... Questa è l'immagine dell'esecuzione che ora ascolteremo del poema sinfonico Prometeo, eseguito dalla Iowa Symphony Orchestra nel settembre del '75, con l'aiuto per la prima volta di un videoproiettore laser. Usando il laser, nel '75, venne costruito questo organo di colori con luce laser che mise in scena in maniera molto efficace per la prima volta questo testo musicale... sono due minuti quindi penso che restiamo nei tempi... ed è molto bella questa rappresentazione... [suoni e colori]
Questa era un breve estratto su cui vorrei concludere questa mia esposizione, dicendo semplicemente che l'ideale di Castel, di creare una macchina sinestetica in grado di fare apprezzare la musica anche ai sordi ha avuto una grandissima efficacia e produttività, sia nel campo estetico musicale, sia in campo scientifico, tant'è che ancora oggi si ricerca la macchina ideale che è stata recentemente in parte realizzata da un musicologo francese dell'Università di Lion 2 Daniel Paquette, con la costruzione di quest'organo di colori ispirato a questo stesso principio di Castel. Uno strumento in via di perfezionamento che dovrebbe realizzare questa fusione delle arti che consentirebbe nelle arti stesse quella dimensione di spazio "noicentrico", come prima diceva il professore Ferretti.
Spazio noicentrico che questo tipo di realizzazione tecnica e musicale consente. Qui dò una serie di link utili dove approfondire le cose che qui ho detto e dove si possono ascoltare altri brani. Vi ringrazio dell'attenzione.
Eva Schwarzwald: Grazie. Comunque nel sito di Aiace [www.mostrainvideo.com] e della Provincia di Milano troverete la relazione con tutti gli elementi.
Riprese video, trascrizione e sottotitolazione a cura di Roberto Ellero
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