il tempo scorre fra le dita. Tra il pollice e l'indice scorre la sabbia che si accumula al fondo della pagina. La mano rappresenta una delle mudra più usate nel pranayama yoga (Jnana Mudra). Questo gesto accompagna anche la meditazione.

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Un non udente può produrre musica o "sentirla"? Il clavicembalo oculare di Castel

Si è svolta il 17 marzo 2007, allo spazio Oberdan di Milano, una giornata di studio dedicata alle persone non udenti e al loro rapporto con poesia, musica ed espressioni artistiche.

Il seminario Ti sento con gli occhi, ti parlo con le mani, organizzato da CINEMA SENZA BARRIERE, progetto a cura di AIACE - Eva Schwarzwald e Romano Fattorossi, insieme a ENS, UIC, ANMIC, promosso dalla Provincia di Milano, Settore cultura, ha indagato i codici di natura non acustica che aiutano lo sviluppo dei sordi, presentando progetti significativi per eliminare l'emarginazione, per sostenere l'"accettabilità sociale", per interrompere il silenzio che ci separa da loro.

L'evento ha avuto carattere di eccezionalità, per la qualità degli interventi e per l'interpretazione in lingua dei segni italiana e britannica, la traduzione bidirezionale in cuffia, la stenotipia in proiezione e i sottotitoli in italiano degli spezzoni filmici proiettati. [Nel seguito del post, la sintesi degli interventi e il video con LIS e sottotitoli della relazione di Paolo Quintili sul clavicembalo oculare.]

Sono stati posti alcuni interrogativi che rimangono aperti, in tutta la loro complessità, anche per la riflessione multimediale sull'accessibilità dei contenuti del Web, seguendo diversi percorsi: la scienza (cui allude la sinestesia del titolo), il linguaggio dei segni, la poesia, la televisione, la musica per i non udenti e forme espressive "alternative".

Un non udente può produrre musica o "sentirla"? Come si realizzano buoni programmi televisivi per adulti e bambini che contemplino la presenza di persone disabili? Come adattare le trasmissioni televisive alle necessità dei non udenti? I TG nei vari Paesi rendono possibile l'accesso all'informazione anche a chi ha bisogno della lingua dei segni?

"Parliamo dei sordi, di persone con una struttura cognitiva per tanto tempo considerata "diversa" e pertanto educati diversamente, ritenuti incapaci di provare interessi od esprimere capacità creative pari ai normodotati. Spesso abituati ad uno scambio di relazioni limitato alla loro cerchia, protetti, con scarse occasioni di apertura all'arte e alla cultura, alla musica, raramente destinatari di progetti culturali che paiono escludere chi non può sentire, quali musica, teatro, danza, i non udenti sono invece attivi anche in quelle aree in cui viene coinvolto un sentire emotivo e corporeo, considerato di proprietà esclusiva dei "normali". Compagnie di danza, musicisti, attori, artisti, raccontano storie diverse da quelle che ci immaginiamo, ci fanno capire quante barriere nel pensiero impediscano uno scambio e una comunicazione tra i due mondi." [Dalle note di sala]

Ha aperto i lavori Emiliano Mereghetti, ricercatore linguistico della Storia dei sordi, docente di teoria e pratica LIS (Lingua dei segni italiana), responsabile del Centro ricerche per la storia, la cultura e la lingua dei sordi presso l'Ens di Mlano. Il suo intervento è stato una presentazione introduttiva alla LIS, davvero magistrale nell'essenzialità, che partendo dal corretto scioglimento dell'acronimo: Lingua dei segni italiana (e non Lingua italiana dei segni), e accennando alle regole e ai quattro parametri formazionali, ne ha evidenziato la natura di lingua autonoma, ricca di sfumature e di possibilità espressive e spaziali adatte alla creatività poetica e teatrale. Contrariamente a quanto molti pensano, fermandosi alla superficie, la vastità combinatoria dei segni con le 26 configurazioni delle mani, i 15 luoghi del loro movimento, i sei possibili orientamenti del palmo e i 32 tipi di movimento, la LIS consente una ricchezza comunicativa superiore alla lingua parlata.

Paolo Quintili, ricercatore presso l'Università di Roma "Tor Vergata", Dottore dell'Università di Paris 1 - Sorbonne, ha parlato della musica per i sordomuti e del progetto del "clavicembalo oculare" di Louis-Bertrand Castel (1688-1757).

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Riprese video e sottotitolazione a cura di Roberto Ellero | Trascrizione del parlato in formato testo.

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Grazie alla gentile autorizzazione di Quintili, propongo per intero il suo intervento, di grande interesse per l'analisi storiografica riguardo i tentativi di traduzioni sinestetiche dell'esperienza musicale, muovendo dal progetto settecentesco di un'Ottica dei colori del padre gesuita Castel, tanto ammirata dai Philosophes, tesa a dimostrare l'esattezza della teoria newtoniana del colore con una macchina musicale capace di riprodurre la scala cromatica del prisma in analogia con gli armonici naturali nei suoni. L'analogia voleva mostrare l'indipendenza di una universale sensibilità dalle diverse modalità sensoriali di percezione in cui si esplica: l'idea di un'assolutezza comunicabile in codici molteplici ha avuto fortuna. Quintili ha portato interessanti esempi di successive realizzazioni, fino all'organo oculare di Paquette, costruito nel 1993.

Francesco Ferretti, docente di Filosofia del linguaggio presso l'Università di Roma Tre, ha parlato del riconoscimento dell'altro da due prospettive diverse, secondo l'attenzione alla variabilità (l'enorme varietà delle lingue parlate, ad esempio) o alla comunanza "noicentrica" (empatia, posta a fondamento di tutte le lingue). Ha mostrato come l'empatia, intesa come sentire l'altro sulla propria pelle, abbia ripreso terreno nelle neuroscienze, in studi che mostrano un'idea di comunicazione dove le emozioni condivise hanno una priorità logica e cronologica sugli scambi simbolici: la natura originaria della comunicazione gestuale diviene punto iniziale di elaborazione dei linguaggi, la cui variabilità non conduce necessariamente a una pluralità di pensieri - idea alla base anche della disputa fra "oralisti" (lettura labiale) e "segnanti", fautori del codice segnico - ma ad una universale coessenzialità di gesto e ri-conoscimento nella simulazione corporea. Questo, se si porta l'attenzione ai caratteri universali del linguaggio e si privilegia il primato del gesto sulla parola e il riconoscimento dell'altro su base emotivo-empatica.

Questo argomento ha trovato risonanze nell'intervento di Tommaso Russo, ricercatore in Filosofia del Linguaggio all'Università della Calabria, dedicato alla poesia in segni: il ritmo delle mani e la danza dei sensi. I canali visivo e acustico si basano su caratteristiche generali comuni nella facoltà di linguaggio dell'uomo: la lingua poetica rinnova il linguaggio perché attinge a risorse universali nelle forme di comunicazione umana. In poesia la dimensione uditiva richiama aspetti visivi e tattili e viceversa è possibile il passaggio da vista a udito e da udito a gusto: la poesia segnata fa uso visivo di rima, versificazione, allitterazioni e metafore. Simmetrie e disegni corporei accomunano la poesia in segni con la danza ed il cinema.

Dirksen Bauman, docente presso la Gallaudet University in Letteratura americana del linguaggio dei segni, ha illustrato la somiglianza fra il linguaggio dei segni e il linguaggio filmico, esemplificando con tecniche di editing e di uso della macchina da presa. I due linguaggi sono stati messi in dialogo da artisti non udenti, con esiti di grande coinvolgimento e forza evocativa. Chi è stato presente e ha assistito alla proiezione di due realizzazioni filmiche, credo che conserverà impresse nella memoria le immagini metaforico-simboliche di mani come radici e l'espressione di tutto lo spettro emozionale del colore rosso con modalità gestuali di comunicazione. Arduo sarebbe provare a tradurre nel rigido bronzo delle parole su carta queste metafore visive, con altrettanta forza. Di grande interesse, grazie ai convincenti esempi di storyboard a confronto con successioni di segni-immagine, anche il parallelismo della sintassi segnica con la sintassi della comunicazione visiva del cinema.

Questo discorso è continuato in modo coerente con l'intervento di Sue Caro e Allan Johnston, curatori per la Bbc della linea editoriale della testata che si occupa del rispetto e della tutela degli utenti diversamente abili. Gli esempi, tratti dalla programmazione televisiva anglosassone, sono stati esemplari nel dimostrare che l'attenzione alle disabilità potenzia per tutti il messaggio e il coinvolgimento nelle storie raccontate, sia nella fiction che nei programmi per i bambini. Sue Caro, responsabile di See Hear, il programma di riferimento della Bbc per la comunità dei sordi, ha il merito di aver divulgato la cultura dei sordi ed il linguaggio dei segni in Inghilterra, e di avere sconfitto i pregiudizi relativi alla comunità dei sordi. Allan Johnston è autore di programmi per bambini con difficoltà di linguaggio. In questo senso la Bbc è decisamente molti anni avanti rispetto alla programmazione italiana, purtroppo assai carente.

Difficilmente traducibile in parole l'intervento di Paul Whittaker, compositore e pianista sordo, fondatore e direttore artistico dell'associazione britannica Music and the deaf, nata nel 1988 per aiutare le persone sorde ad accedere alla musica e alle arti, attraverso workshop, progetti educativi, dibattiti e performance teatrali nel linguaggio dei segni, attività dopo scuola, corsi strumentali e la creazione di un'orchestra di giovani non udenti.

Non è possibile dare anche solo una idea lontana del suo intervento. Si è trattato di una esperienza commovente. Ha reso con la lingua dei segni e l'espressività del corpo, in modo simile a una danza mescolata con modalità comunicative proprie della direzione di coro, un song melodico di cui non ricordo la vocalist. Bella la musica, ma forse - alla luce della suggestione che ha saputo trasmettere nel compiere l'atto taumaturgico di comunicare l'esperienza musicale a chi non sente - più dolce la melodia non udita, per citare il noto verso dell'Ode a un'urna greca di John Keats, e per richiamare alla fine quel mondo dietro il mondo che si percepisce quando non si ascolta la musica mentre la si ascolta, o non si vede il raffigurato mentre si guarda un quadro, o si percepisce il significato del significato mentre si legge una poesia.

La natura asemantica della musica produce la sostanziale impossibilità di esprimere in parole un'idea musicale, rimane però il fatto che "è un'idea, che si rivolge a noi attraverso il linguaggio che le è proprio, con una forza e una logica altrettanto grandi di quella propria delle parole". La citazione è tratta da un saggio di Macdonald Critchley, Esperienze estatiche e sinestetiche durante la percezione musicale (in La musica e il cervello, Piccin 1987), la cui bibliografia può interessare chi volesse approfondire le sinestesie sonogene, in particolare la facoltà dell'audition colorée. Se il linguaggio verbale può diventare inaccessibile dopo una lesione cerebrale, mentre può conservarsi integro il pensiero musicale, le traduzioni suono/colore come i fotismi possono essere - alla luce dell'indagine neurologica moderna - una porta di accesso alle esperienze estetiche attraverso i canali sostitutivi.

Il merito più grande dell'evento è stato credo il continuo rimando a questo universale sfondo, oltrepassando le barriere dei sensi e dei codici, un'esperienza che mi ha confermato molto piacevolmente che la volontà di comunicare fra le persone è un bisogno profondo che trova risposta soltanto se la comunicazione suscita emozione, se non è solamente funzione di meccanismi preordinati a uno scopo.

Questo è anche l'aspetto potenzialmente più interessante (o il solo veramente interessante, sebbene pochissimo indagato) dell'accessibilità del Web, oltre la pur necessaria accessibilità tecnica.

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immagine di Roberto Ellero, curatore di questo videoblog

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