[This post contains English Captions and English Transcript of the spoken part]
L'inaccessibilità del ponte di Calatrava, il quarto ponte sul Canal Grande di Venezia, sta suscitando un vivo dibattito nei mezzi di comunicazione, ed in particolare sul Web.
Niente di meglio allora, per comprendere meglio cosa stia succedendo a Venezia in questa occasione di confronto sulle ragioni etiche, simboliche e tecniche dell'abbattimento delle barriere architettoniche, di andare a vedere questa opera pubblica dalla storia travagliata (costi lievitati, tempi di realizzazione andati oltre il previsto di molto, la discriminazione delle persone con disabilità...).
Nel video si arriva a Venezia in treno, facciamo insieme una passeggiata fino al ponte di Calatrava, discutiamo delle analogie fra Web Accessibility e barriere architettoniche, evidenziando i limiti del ponte di Calatrava riguardo la sua inaccessibilità per le persone con disabilità, esaminiamo il ponte come simbolo e l'ovovia (l'alternativa accessibile non ancora realizzata) come esempio di adeguamento imperfetto per una progettazione senza cura per l'accessibilità, e andiamo poi a fare tutto il percorso che un disabile motorio può percorrere dal ponte di Calatrava fino al sestiere di Cannaregio, senza l'ausilio di mezzi pubblici. Faremo molte scoperte interessanti...
Se va a scatti la tua linea è lenta... Nessun problema: metti in pausa per qualche minuto e poi riprendi la visione.
Oppure vai alla versione Youtube o Google Video (entrambe con sottotitoli in italiano e in inglese).
Nella continuazione del post c'è la trascrizione del video in italiano e in inglese. Il filmato è sottotitolato in italiano per i non udenti, e in inglese (grazie a Claude Almansi per la traduzione). Funziona anche con le tecnologie assistive che usano i non vedenti per navigare il Web, che possono quindi seguire l'audio, completo di descrizioni dei vari aspetti architettonici presi in considerazione.
Condividi il video nel tuo blog prelevando il codice nella pagina fonte, nel video share accessibile di Webmultimediale.
Alcuni link per approfondire:
Venezia: ponte di Calatrava. Sopralluogo prima dell'apertura
Un instant video a cura di Roberto Ellero, www.webmultimediale.org.
Riprese, montaggio e sottotitolazione a cura di Roberto Ellero.
Tutti i diritti riservati - www.webmultimediale.org
Trascrizione del parlato
Roberto Ellero: A pochi giorni dall'apertura - senza inaugurazione - del ponte di Calatrava, quarto ponte sul Canal Grande a Venezia, gli animi si sono surriscaldati a causa della inaccessibilità di questa opera pubblica, che è inaccessibile alle persone con disabilità motorie e alle persone ipovedenti.
Da una parte il sindaco della città, Massimo Cacciari, che attribuisce alle associazioni dei disabili la colpa di aver danneggiato la città impedendo l'inagurazione del ponte con la partecipazione del presidente della Repubblica Napolitano.
E dall'altra, le associazioni dei disabili che da anni si battono perché questa opera pubblica, questo ponte, sia accessibile a tutti senza discriminazioni.
L'apertura del ponte di Calatrava rappresenta sicuramente un'occasione importante per riflettere sulle disabilità, sull'accesso universale, sulla non discriminazione, proprio perché è un ponte, e un ponte ha la funzione di collegare, di unire due realtà. Questa è la funzione di un ponte, quindi oltre all'aspetto, al modo in cui è costruito, ha una funzione: il ponte ha la funzione di unire due realtà, due parti della città. Ma in questo caso, l'apertura di questo ponte simbolicamente rappresenta una contraddizione perché divide, divide una parte della cittadinanza che può attraversarlo con le proprie gambe, e un'altra parte rappresentata dalle persone con disabilità che sono invece escluse dalla partecipazione alla vita sociale.
Nei fatti, il ponte risulta attualmente inaccessibile.
E' vero che è in preparazione una "ovovia", ovvero una struttura aggiuntiva che nasce successivamente alla progettazione e realizzazione del ponte, quindi qualcosa che si aggiunge, esterna al ponte, una capsula, che consente l'alloggiamento di una persona in carrozzella e le consente di attraversare il ponte. Con un tempo di attraversamento molto lungo, intorno ai 17 minuti.
Ma oltre a questo dobbiamo pensare che questa soluzione, che è una soluzione successiva (non era prevista nella progettazione del ponte), è una soluzione parziale, perché il disabile attraversa il ponte isolato all'interno dell'abitacolo di questa ovovia, ed è quindi separato dalla possibilità di partecipare alla vita sociale in questo attraversamento del ponte che unisce piazzale Roma con la città.
Questo isolamento, lungo 17 minuti, rappresenta una esclusione dalla vita sociale, perché salendo il ponte si incontrano persone, ci si ferma a parlare, si guarda il panorama e si fanno quattro chiacchiere. Questo è un grave limite: il funzionamento c'è ma manca la partecipazione, l'appartenere alla stessa comunità che vive socialmente questo ponte.
Per questo trovo sia molto interessante il fatto che in questa occasione si è avuto - come aspetto positivo, nonostante tutto - il fatto che si sono uniti due mondi: quello dello studio e della risoluzione dei problemi delle barriere architettoniche, e quello della risoluzione dei problemi delle barriere digitali, dell'accessibilità del Web.
Gli studiosi di questi due aspetti del problema hanno cominciato a parlarsi. [La questione è stata sollevata da un post di Roberto Scano nel suo blog: www.robertoscano.info. Dal blog dell'esperto di accessibilità del Web il dibattito è poi passato ai media.]
Si possono notare delle analogie, per chi è da qualche anno ad occuparsi di questi temi, sul Web o nel mondo fisico; ci sono delle analogie, fra barriere architettoniche e barriere digitali. Vi sono analogie anche nelle modalità di risoluzione dei problemi, e nei difetti in questi tentativi di risoluzione di problemi. Un esempio che balza subito agli occhi è il fatto che il modo migliore, più efficiente, che porta a un'opera (sia essa un video sul Web, o un sito Web, o un ponte o un'opera architettonica) armonica, completa, che non discrimina nessuno.
E questo modo è la progettazione accessibile, il progettare con l'accessibilità in mente rispettando i principi del "Design for all".
Progettare con l'accessibilità in mente significa realizzare opere, fisiche o digitali, che funzionano meglio, che non discriminano, esteticamente più armoniche e più funzionali allo scopo. Dove al centro dell'attenzione non è l'opera ma la persona, le persone che ne devono fruire.
Quando un'opera, un sito Web o un video non sono stati progettati originariamente in modo accessibile, con la sensibilità per soddisfare tutte le varie esigenze di tutti i fruitori, indipendentemente dalle loro capacità e disabilità, quando avviene questo si ottiene un'opera di fatto inaccessibile alla quale quindi si dovrà poi fare una modifica, una integrazione, un'aggiunta, un adeguamento, un adattamento. Questo adattamento successivo è sicuramente necessario ma non produce i risultati di qualità che si sarebbero avuti invece con una progettazione accessibile all'origine.
Questo è un fatto molto interessante, soprattutto per chi produce manufatti digitali, video o siti Web, e ne parlo per mia esperienza diretta, tanto è che da anni tratto del fatto che un video pensato già dall'idea di regia con l'accessibilità in mente produce un risultato finale più coinvolgente, più anche emozionalmente interessante, perché l'abilità, l'abitudine, la ginnastica continua a tradurre il vidivo in uditivo e viceversa, quindi a fare vedere con l'udito e a fare sentire con la vista, significa approfondire la capacità di analizzare le potenzialità dei vari codici linguistici e visivi, fare dialogare meglio fra di loro queste varie forme di comunicazione, ed unirle in un componente audiovisivo più efficiente sul piano della comunicazione.
La stessa cosa può avvenire naturalmente quando si progettano opere di architettura nel mondo fisico, tanto è vero che questa analogia fra i due mondi è confermata dal fatto che un adattamento successivo come avviene nel ponte di Calatrava con l'ovovia produce una sorta di parallelismo fra due mondi, e non li unisce. Come avviene nei siti Web paralleli, che vengono fatti per fornire una strada alternativa per le persone con disabilità. Quante volte abbiamo incontrato sul Web siti alternativi che pongono la domanda al fruitore: "Tu sei normodotato oppure sei non vedente?", e se una persona risponde "sono non vedente" viene inviata in una sezione diversa, in un percorso diverso rispetto a quello che fanno le persone che ci vedono.
Questo crea un ghetto, crea una separazione. In realtà, si deve puntare ad un'opera unica che soddisfa tutte le varie esigenze.
Descrizione del ponte tratta dal sito Web archiportale.com:
www.archiportale.com/progetti/SchedaProgetto.asp?origine=&IdProg=2545
"Un enorme arco trasparente lungo 94 metri e largo dai 6 ai 9 metri, per un peso complessivo di 470 tonnellate. La struttura è in acciaio, i corrimano in bronzo, le alzate in marmo d'Istria e gli scalini in vetro infrangibile.[...] Se i ponti tradizionali, per questioni di stabilità, presentano un restringimento al centro, la struttura progettata dal noto architetto spagnolo presenta alle due estremità un'ampiezza di tre metri che aumenta man mano che si prosegue verso il centro dove raggiunge i nove metri di larghezza." Il responsabile del progetto esecutivo Salvatore Vento spiega che "è stato così immaginato perché i visitatori possano fermarsi al centro ed ammirare il panorama senza ostacolare il cammino degli altri".
Come avevo già indicato, il ponte rappresenta quindi uno spazio sociale, uno spazio da vivere. A questo spazio le persone con disabilità non possono partecipare, se è vero che l'ovovia viene in questa pagina descritta come: "un'ovovia nascosta ai piedi del ponte all'interno di una botola che, aperta a richiesta, lascia salire la cabina che accoglie al suo interno la persona disabile. La botola viene quindi sollevata da un braccio e agganciata ad un carrello scorrevole sistemato nella parte esterna del ponte. Concluso l'attraversamento, le operazioni si ripetono partendo dall'altra sponda per consentire il percorso al contrario".
In questi giorni si è sentito anche dire che è possibile ovviare all'inaccessibilità del ponte utilizzando il vaporetto. Ma, come si legge in un documento del 2003 firmato da molti architetti,
www.hbgroup.it/calatrava/Appello.htm
in realtà "il vaporetto non può essere considerato una corretta soluzione alternativa anche perché in contrasto con il DPR 503/96 art. 26: è l'opera in sé che deve essere accessibile in quanto spazio, monumento, opera d'arte vissuta dai cittadini".
Per quanto riguarda l'utilità del ponte in termini di risparmio di tempo per chi deve raggiungere a piedi la stazione dei treni da piazzale Roma, esistono già due ponti che consentono di raggiungere le Fondamenta e poi attraversando il ponte degli Scalzi di raggiungere la stazione, e il ponte di Calatrava fa risparmiare circa 3 o 4 minuti.
Facciamo un percorso insieme, vedendo cosa consentirebbe a una persona in carrozzella questo ponte se fosse attualmente accessibile, ovvero tutto il percorso che gli sarebbe consentito dopo l'attraversamento del ponte.
E' noto che Venezia è una città fatta di ponti, e quindi al di là della questione di principio ci può essere chi può dire - visto che quasi tutti gli altri ponti sono inaccessibili (sono pochi infatti i ponti con la cremagliera che consente l'attraversamento con la carrozzella) - a cosa serve che il ponte di Calatrava lo sia... Prima di tutto, questo è un ponte che viene realizzato successivamente all'entrata in vigore della normativa sulle barriere architettoniche, e quindi la legge va rispettata. Ma al di là del rispetto della legge e della questione etica, di principio, della non discriminazione di nessuno, c'è anche un altro fatto, concreto, pratico. C'è poi il fatto che da qualche parte si deve cominciare per andare poi avanti per gradi.
Tornando al nostro cammino senza incontrare barriere, abbiamo raggiunto la stazione dei treni dal ponte di Calatrava, abbiamo proseguito per Strada Nova e grazie al Ponte delle Guglie, che ha una banchina accessibile, abbiamo raggiunto l'area del Ghetto vecchio.
Entriamo nel Campo del Ghetto vecchio, ma qui in realtà incontriamo un problema di barriere che di fatto rende impossibile alle persone con disabilità di entrare nel Campo del Ghetto vecchio, perché l'accesso al Campo è garantito da tre ponti che attraversano piccoli canali. Trattandosi però in questo caso di attraversamenti molto brevi, esistono e sono già state collaudate delle soluzioni tecnologiche abbastanza semplici da mettere in atto come ad esempio il "rolling bridge" a Londra, che vedete nell'immagine.
Torniamo in Strada Nova e continuiamo il percorso arrivando fino al teatro Italia, e qui ci dobbiamo fermare perché incontriamo un ponte.
All'interno del post che include questo video, nel sito www.webmultimediale.org/videoblog, sono contenuti i link a tutte le risorse giornalistiche più importanti che possono dar conto a chi voglia approfondire i vari aspetti politici, tecnici, sociali.
Roberto Ellero - www.webmultimediale.org
Riprese, montaggio e sottotitolazione a cura di Roberto Ellero.
Contatto: info@robertoellero.it
30-08-2008 - Tutti i diritti riservati - www.webmultimediale.org
Transcript of the spoken part (by Claude Almansi)
Roberto Ellero: A few days before the opening – without inauguration ceremony – of Calatrava's bridge, the fourth bridge on the Great Canal in Venice, tempers are getting hot due to the inaccessibility of this public work, which can be used neither by people with motor disabilities nor by low-sighted people.
On one side, the mayor of the town, Massimo Cacciari, accuses disabled people's associations of having harmed the town by preventing the inauguration of the bridge with the participation of President of the Republic Napolitano.
And on the other side, the disabled people associations who have been fighting for years in favor of full accessibility of this bridge to all, without discrimination.
The opening of Calatrava's bridge certainly represents an important opportunity for a reflection about disabilities and universal access, on non discrimination, precisely because it is a bridge, and a bridge's function is to connect, to unite two realities. That's what a bridge's function is. Hence, beyond appearance, beyond the way in which it is built, it has a function: this bridge's function is to unite two realities, two parts of the town.
But in the present case, the opening of this bridge symbolically represents a contradiction, because it divides, it divides one part of the citizens who can cross it on their own legs, from another part of them, represented by the people with disabilities who are excluded from participating in the social life.
In effect, the bridge is presently inaccessible.
True, an "ovovia" (literally, "egg-way"), i.e. an added-on structure, is being prepared. This structure is created after the planning and realization of the bridge, so it is something added, something outside the bridge, a capsule in which a person in a wheelchair can fit and cross the bridge – with a very long crossing time, of ca. 17 minutes.
But beyond this, we must also consider that this solution, which is an a posteriori solution (it wasn't foreseen in the design of the bridge), is a partial solution, because the disabled person crosses the bridge in isolation, within the shell of this egg-way, and hence is severed from the possibility to participate in the social life during this crossing of the bridge between Piazzale Roma and the town.
This 17-minute isolation means an exclusion from social life because those who get on the bridge, meet people, stop to speak with others, to enjoy the view, to chat. This is a severe limitation: there is functionality, but what is lacking is participation, taking part in the same community who lives socially on this bridge. Thus I find it very interesting that this issue, has caused the unity – a positive fact, in spite of everything – of two worlds: the world of those who study and solve the problems created by architectural obstacles, and the world of solutions to problems caused by digital obstacles, of Web accessibility.
People who study those two aspects of the problem have started to speak together [The issue was raised by Roberto Scano in a post on his blog, www.robertoscano.info. From the blog of this expert of web accessibility, the debate moved on to the media scene.]
And some analogies can be seen, if you have been dealing with these issues for some years, be it on the Web or in the physical world: there are analogies between architectural and digital obstacles. There are also analogies in the ways problems get solved, and in the defects in these attempts to solve problems. One immediately obvious example is the fact that the best, most efficient way to produce a work – be it a Web video or site, or be it a bridge or a work of architecture – a work that is is harmonious, complete and doesn't discriminate anyone.
This way is accessible planning, i.e. a planning that keeps accessibility in mind and respects the principles of "Design for all".
Planning with accessibility in mind means realizing physical or digital works that work better, that don't discriminate, that are aesthetically more harmonious and more functional to their purpose. Where the focus is not on the work but on the person, the people who are to use it.
When a work, a Web site or a video haven't been originally planned in an accessible way, with sensitivity to the need of satisfying every single need of every single user, whatever their capacities and disabilities – when this happens, the result is a work that is actually inaccessible and therefore needs an further modification, integration, addition, adaptation. This further adaptation is obviously necessary but it does not produce the quality results that would have been reached instead through starting with accessible planning.
This is a very interesting fact, particularly for those who produce digital manufacts – be they videos or Web site – and I am speaking out of direct experience, as for years, I have been dealing with the fact that a video conceived originally with accessibility in mind produces something far more convincing, also far more interesting emotionally, because ability, habit, exercise keeps translating visual elements into auditive ones and vice-versa, hence makes people see with their ears and listen with their eyes, which means enhancing the capacity to analyse the potentials of several linguistic and visual codes and provoking the interaction of these several forms of communication and unite them in an audiovisual element that communicates more efficiently.
The same thing can happen when planning architectural works in the physical world, and actually, this analogy between both worlds is confirmed by the fact that an a posteriori adaptation, as the "egg-way" in the case of Calatrava's bridge, produces two parallel worlds but does not unite them – just as with parallel Web sites made to offer an alternative path for people with disabilities. How often have we chanced upon alternative Web sites that ask the user: "Are you are you non-disabled or non-seeing?", and if the person answers: "I'm non-seeing", she or he gets invited to a different viewing, to a different path from the one used by seeing people.
This creates a ghetto, a separation. What must be actually aimed for is a unique work satisfying each and every need. Description of the bridge from the Web site archiportale.com: www.archiportale.com/progetti/SchedaProgetto.asp?origine=&IdProg=2545 "A huge transparent arch, 94 meter long and between 6 and 9 meter wide, totalling 470 tons. The structure is made of steel, the railings of brass, the risers of Istrian marmor and the steps of unbreakable glass. [...] Whereas traditional bridges, due to stability motives, get narrower in the middle, the width of the structure planned by the renowned Spanish architect is of 3 meters at both ends and broadens to 9 meter as you proceed towards the middle."
The person answerable for the executive project, Salvatore Vento, explains that "it was conceived in this manner so that visitors can stop in the middle and admire the view without hampering other people's walk".
As I already said, the bridge is therefore meant as a social space, a lived space. People with disabilities cannot participate in this space, as the "egg-way" is described in the self same web page as "an egg-way hidden at the feet of the brige in a trap which, once opened on demand, lets the cabin containing the disabled person rise. The [cabin] then gets lifted by a lever and hooked to a sliding dolly placed on the external part of the bridge. After the crossing, the operations are repeated from the other embankment, in order to permit the reverse trip".
In these last days, it has also been said that the inaccessibility of the bridge can be overcome by using the steamboat. But actually, as stated in a 2003 document signed by many architects www.hbgroup.it/calatrava/Appello.htm: "the steamboat cannot be considered as a correct alternative solution, also because it is in contrast with art. 26 of the 503/96 DPR (presidential decree): it is the work itself – as space, monument, work of art experienced by citizens - that must be accessible".
As to the usefulness of the bridge to save time for those who must reach the station on foot from piazzale Roma, there are already 2 bridges leading to the Fondamenta, then to reach the station over the Ponte degli Scalzi, and Calatrava's bridge saves ca. 3 or 4 minutes.
Let's try such a route together, to see what this bridge would allow a person in a wheelchair if it were presently accessible, i.e. the whole route she or he could use after having crossed the bridge.
It is known that Venice is made of bridges, and therefore, beyond the issue of principle, someone could say that considering that almost all the other bridges are inaccessible (in fact, only a few bridges have a rack-rail that enables crossing in a wheelchair), what is the point of accessibility for Calatrava's bridge? First of all, this bridge is being built after the coming into force of the legal norm on architectural obstacles, and hence the law must be abided. But beyond law abiding and the ethical issue, beyond the principle of not discriminating against anyone, there is also another concrete, practical fact. There is also the fact that one must start somewhere and then proceed gradually.
Coming back to our obstacle-free walk, we have reached the train station from Calatrava's bridge, then proceeded along Strada Nova and thanks to Ponte delle Guglie, which has an accessible shoulder, we have reached the area of the Ghetto Vecchio.We enter the Campo del Ghetto Vecchio but here, we actually meet an obstacle that effectively makes it impossible for people with disabilities to enter the Campo del Ghetto Vecchio, because it can only be accessed through three bridges that cross small canals.
However, in this case, it is a matter of very short crossings, and there are rather simple technological solutions that have already been tested and that could be enacted as, for instance, the London "rolling bridge" you see in the picture.
Let's go back to Strada Nova and continue our route up to the Teatro Italia – and here we must stop because we meet another bridge.
In the blog post that includes dhis video, in www.webmultimediale.org/videoblog, there are links to all most important press resources for those who want to further examine the several political, technical and social aspects.
Roberto Ellero - www.webmultimediale.org
Contact: info@robertoellero.it 30-08-2008 - www.webmultimediale.org







© 2007-2010
Commenti (6)
Claude Almansi:
Per questo trovo sia molto interessante il fatto che in questa occasione si è avuto - come aspetto positivo, nonostante tutto - il fatto che si sono uniti due mondi: quello dello studio e della risoluzione dei problemi delle barriere architettoniche, e quello della risoluzione dei problemi delle barriere digitali, dell'accessibilità del Web.
Quoto con entusiasmo per aver partecipato - benché soltanto a livello divulgativo - alla lotta per la rimozione delle barriere nei due mondi.
Questo dialogo tra i due settori non è facile, perché le esigenze sono di tanti tipi, e hanno dimensioni tecniche - sia nel mondo reale sia in quello digitale - che chi "non è del ramo" tende a trovare a priori ostiche. Però è indispensabile, visto che lo scopo è comune: la difesa dei diritti uguali per tutti.
Scritto da Claude Almansi | 31.08.08 21:49
in data 31.08.08 21:49
James:
17min. per attraversare il ponte in ovovia fa sembrare davvero un'affare il traghetto in vaporetto fino alla stazione (3-4 minuti con scelta di 4-5 linee diverse con ognuno frequenza 10 min).
Meno che non tieni conto che sei isolato dalle masse di turisti per un quarto d'ora in cui riesci stare in pace...
Ma basta pensare che tutto il tempo del racconto, più o meno il tempo vero necessario per camminare (speditamente) dall'arrivo a P.le Roma a Ponte dell'Anconetta, sia meno del tempo che occorre l'ovovia (sperando che sia già sul lato di partenza, se no aspetti 17+ minuti che ti arriva prima di poter montare)
Piccola correzione geografica: prima di San Felice (circa) non credo che sia Strada Nova. Dalla Stazione alle Guglie è sicuramente Lista di Spagna. Dopo è Rio Terrà San Leonardo (fino almeno alla ponte citata dopo Teatro/Cinema Italia) e poì (non sono sicurissimo) Rio Terrà Maddalena.
Comunque bello il servizio, e condivido i giudizi.
Scritto da James | 09.09.08 15:45
in data 09.09.08 15:45
Roberto:
Grazie James per la precisazione sulla via, in effetti ho considerato come se Strada Nova iniziasse un bel po' prima... spesso i non veneziani la indicano come l'intero stradone diritto che porta a San Marco dalla stazione.
Scritto da Roberto | 09.09.08 16:10
in data 09.09.08 16:10
wai2wai luigi:
Ringrazio Enore Savoia per avermi pilotato fin qui.
Il video e le immagini del viaggio in treno verso Venezia, sullo sfondo, mi hanno profondamente motivato a insistere nella ricerca di un collegamento tra reale e virtuale, che sia facile da capire .. soprattutto emotivamente.
Domani prenderò anch'io il treno per Venezia per .. immergermi in quell'atmosfera speciale .. che il video evoca così bene.
Grazie.
Scritto da wai2wai luigi | 18.09.08 07:44
in data 18.09.08 07:44
Roberto Ellero:
Grazie a te, mi fa piacere che si inizi a chiedersi a cosa può servire il Web per vivere e comunicare, al di là degli entusiasmi solitari che proliferano tristemente intorno alle features... Personalmente ho impostato la mia ricerca sui contenuti audiovisivi pensati per il Web proprio per uscire dal paradosso della macchina di Shannon, che è il video-emblema di Webmultimediale.org.
"La natura del Web conduce in modo inconsapevole a pensare come sostanziale l'effimero meccanismo del mezzo che consente di comunicare, e a trascurare invece il messaggio che si vuole trasmettere. [...] L'ambiente virtuale - con le sue caratteristiche formali, le opportunità che apre e le prospettive che ci riserva - tende a prevalere sulla destinazione comunicativa dei contenuti che ospita."
Con Webmultimediale cerco di superare questo limite, mettendo in dialogo fra loro tutti i mezzi audiovisivi (in particolare il teatro), nel tentativo di dare identità e qualità ai video progettati per il Web.
Scritto da Roberto Ellero | 18.09.08 13:28
in data 18.09.08 13:28
Cristina:
Complimenti per il video sul quarto ponte di Venezia "Calatrava".
Rinnovo la mia stima all'ideatore e al produttore.
Cristina
Scritto da Cristina | 25.09.08 12:16
in data 25.09.08 12:16